Voglia di orti urbani? Ecco il vademecum che spiega come crearne uno.

Quello degli orti urbani è un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio e che risponde a molteplici funzioni: socializzazione, produzione di cibo il più possibile coltivato senza prodotti chimici, autoproduzione per consentire risparmio economico. Ecco un vademecum con preziosi consigli pratici su come creare un insieme di orti urbani.

pata_4Quasi sempre gli orti urbani sono appezzamenti di terreni pubblico (a volte però anche messo a disposizione da privati che non lo utilizzano) che vengono dati in affitto con modalità agevolate ad associazioni o gruppi di persone o famiglie di una città. Il percorso per arrivare alla loro realizzazione, dunque, non è scontato. Naturalmente laddove già esistono, spesso basta iscriversi in una graduatoria oppure entrare a far parte del gruppo assegnatario, ma dove si vuole creare ex novo una realtà occorre sviluppare contatti e relazioni con enti locali, sbrigare anche pratiche burocratiche, prendere l’iniziativa e sapere come muoversi.

Ecco quindi un prezioso vademecum che serve proprio a semplificare e stimolare il percorso tra cittadini, produttori e amministratori, per facilitare la creazione di una rete di orti urbani capace di corrispondere il nuovo stile di vita che è legato alla passione per l’orticoltura. SCARICALO CLICCANDO QUI:Orti

Da http://www.terranuova.it

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CAMP di GRANO in Cilento: innovazione, ruralità e…Movimento Sem Terra

Non lontano dalle nostre “terre di mezzo”, anche quest’anno si terrà l’iniziativa #Camp di Grano, una settimana, quella dal 13 al 19 luglio, di alfabetizzazione rurale e innovazione sociale a Caselle in Pittari, paesino di quasi 2000 anime all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, a cui partecipano 25 ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia selezionati attraverso un contest on line. L’intento è di parlare – e soprattutto praticare – di agricoltura con un approccio partecipativo e ragionato, seguendo percorsi e obiettivi molto affini a quelli della nostra Cooperativa: un laboratorio teorico-pratico con dibattiti e riflessioni sui temi dell’agricoltura biologica e sinergica, della permacoltura, della biodiversità, dell’architettura rurale e della rural social innovation.

camp-di-granoLa settimana di innovazione rurale è propedeutica alla celebrazione del Palio del grano, che ormai da undici anni si svolge nella seconda metà di luglio sempre a Caselle in Pittari. Una vera e propria festa che celebra il forte legame che la comunità ha con la terra: una mole di sentimenti, tecniche e saperi che rischiavano di andare perduti per sempre. Un po’ come tutti i semi raccolti nella biblioteca del grano che anno dopo anno vengono distribuiti ai vari contadini che fanno parte del circuito Terra Madre in modo così da tenere vive specialità vegetali a rischio di estinzione

Una settimana di vita rurale sul campo in cui si impara dagli antichi contadini cilentani l’arte delle mietitura tradizionale e di tutti i processi di lavorazione del grano fino alla molitura in mulino a pietra ad acqua, nella vicina Oasi del WWF di Morigerati. Un momento laboratoriale, di osservazione e sperimentazione, di esperienza e di conoscenza, di scambio e di apprendimento.

L’edizione di quest’anno poi, sarà arricchita dalla presenza di una delegazione del Movimento Sem Terra, tra le realtà sociali più grandi dell’America Latina (conta un milione e mezzo di contadini brasiliani), da trenta anni lotta per una riforma agraria in Brasile, occupando migliaia di ettari di terra improduttiva e di sfruttamento lavorativo del latifondo, costruendo relazioni sociali giuste, realizzando la formazione culturale e tecnica degli agricoltori, le metodologie partecipative di educazione popolare, l’assistenza medica e il mutualismo, rafforzando la produzione e le strategie di commercializzazione solidale, stimolando la capacità politico-organizzativa degli enti di base.

ll Camp di Grano è un’iniziativa del Rural Hub, organizzata in collaborazione con la Proloco “Caselle in Pittari”insieme a Cumparete, CIA Campania e Libera Terra Mediterraneo,  “Terra di Resilienza” e Condotta Slow Food Camerota eGolfo di Policastro.

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Autunno, è tempo di festa della zucca!

La prima Festa della Zucca è un esperimento che parte da lontano, dal progetto di diffusione degli orti didattici promosso dalla nostra Cooperativa negli ultimi 2 anni, attraverso cui – uomini e donne a vario titolo – hanno messo a disposizione le loro conoscenze ed esperienze per partecipare alla auto-produzione di ortaggi negli spazi verdi concessi dalle scuole del mandamento del Baianese e, nello specifico, dall’Istituto di Baiano. Il tutto, attraverso una stretta cooperazione con i bambini e le bambine delle scuole coinvolte, che hanno ricoperto con passione e fierezza il ruolo di piccoli ortolani.

zucca_A4-page-001È innanzitutto il risultato tangibile di questo percorso in cui sono state scelte casualmente alcune varietà di cucurbitacea: la mantovana, la “zucca piena di Napoli”, la marina di chioggia.
È la dimostrazione che è possibile riportare a consumare prodotti realmente a km 0 soddisfacendo quelle che sono le nostre esigenze alimentari su piccola scala, seguendo l’intero ciclo di vita di una pianta: dalla semina alla raccolta.
È un momento in grado di far conoscere l’importanza della biodiversità e della valorizzazione di varietà eterogenee a differenza di quanto vorrebbero imporci le multinazionali del cibo coma la Monsanto e la Dupont.
È un contesto in cui riflettere che l’autonomia alimentare è possibile se noi per primi ci crediamo e ravvivando i nostri territori che sono a vocazione agricola agendo contro l’abbandono dei terreni, sia privati sia pubblici, ripopolandoli di allevamenti al brado e riseminando cereali, legumi, ortaggi con uno spirito di cooperazione e non di competizione.
È un’occasione di socialità in cui cuochi e casalinghe hanno la possibilità di far degustare varietà che si trovano difficilmente nella grande distribuzione, esaltandone le peculiarità.
È una giornata all’insegna del buon mangiare, del gioco, della convivialità e del confronto tra grandi e piccini.
È un momento di responsabilizzazione dei più piccoli, che parteciperanno a tutte le attività previste (dalla preparazione della sala, alla realizzazione dei piatti e alla presentazione dell’iniziativa) in maniera assolutamente autonoma e alla pari rispetto agli altri adulti coinvolti.
È un modo per ristabilire il ruolo di protagonisti e decisori autonomi che spetta di diritto ai piccoli “interpreti” del nostro progetto, sostenendo l’idea di scuola come cooperazione tra soggetti e non come imposizione gerarchica “grandi vs piccoli”.
Vi aspettiamo quindi sabato 15 novembre, dalle ore 9 alle 14 presso Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Baiano (Av), con il seguente programma della giornata:

ore 9: presentazione delle zucche raccolte dai piccoli ortolani

ore 10: preparazione di piatti a base di zucca ad opera di cuochi grandi e piccini

ore 11: intervento su produzioni locali e autonomia alimentare

ore 12: “Mani in pasta”- laboratorio di panificazione

ore 13: degustazione culinaria

EXPO 2015: Lettera aperta a Vandana Shiva

La lettera che Civiltà Contadina scrive a Vandana Shiva dopo l’incontro sulla sovranità alimentare tenuto alla RI-MAFLOW e dopo il corteo “No Expo” di Milano – che ha visto anche la partecipazione della nostra cooperativa al grido di “il cibo non è una merce, la terra non è un supermercato!” – per capire le motivazioni della sua partecipazione come testimonial della manifestazione Milano Expo 2015.

Domenica 12 ottobre 2014, alla presenza di  centinaia di persone provenienti da tutta Italia e non solo – era presente anche il rappresentante di La Via Campesina news_25009_imagedal Sudafrica, espressione del mondo contadino più consapevole e radicale – alla Ri-Maflow, fabbrica occupata ed autogestita dai lavoratori, c’era il meglio di quanto si muove in Italia sul tema della nuova ruralità: dalla Rete degli Ecovillaggi alle fattorie occupate, dai contadini per scelta, ai giovani che hanno deciso di ritornare alla campagna, non mancavano nemmeno i Gas, i collettivi e i centri sociali. Questa partecipata e qualificata assemblea faceva seguito ad una grande manifestazione, circa tremila persone, tenutasi a Milano il giorno prima dal nome “Expo fa male”.

In qualità di dirigente di Civiltà contadina – sono stato anche il presidente dell’associazione nazionale di seedsaver, salvatori di semi – nel mio intervento ho chiesto pubblicamente chiarezza tra le molte ambiguità e dubbie partecipazioni che ruotano intorno all’Expo, e soprattutto il perché un personaggio importante della caratura di Vandana Shiva abbia deciso di far da testimonial  a questo evento.
Senza ricordare i recenti arresti – a dimostrazioni dell’intreccio criminale tra ‘ndrangheta, mafia del cemento – il motto di Milano Expo “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” prende forma con 1800 ettari di buona terra  seppelliti da una coltre di asfalto e cemento, tra costruzioni, strade ed autostrade, tangenziali inutili, con centinaia di contadini espropriati. Una buona terra, terra della pianura padana, di prima classe, sepolta per sempre da queste opere per Expo.
Proprio intorno a questi espropri e contro la costruzione di queste tangenziali sono nate, in ogni paese intorno all’area, associazioni, comitati e collettivi che lottano per resistere a questa devastazione immane. Una prima vittoria è già stata ottenuta, suffragata dall’azione della magistratura: la ditta Maltauro che sta effettuando i lavori per la contestatissima via d’acqua e i suoi dirigenti sono stati indagati per malversazioni varie, con il sospetto di infiltrazioni criminali.
Il Comitato “No canal” ha visto dimostrate dalla magistratura le sue denunce sul seppellimento di rifiuti tossici a latere di quei lavori. Sulla stampa si possono trovare articoli e servizi in abbondanza. Fosse solamente per questo, ci saremmo aspettati di trovare Vandana Shiva dalla nostra parte.
Ce la immaginavamo, come Josè Bovè, come altri grandi dirigenti di movimenti contadini nel mondo a difendere queste terre minacciate, distrutte da Expo… invece, è lì, su YouTube a far da testimonial e parlare di necessità di “nutrire il pianeta”.
Quale pianeta?
Ne esiste solo uno, e quei poteri che stanno dando vita ad Expo stanno lo vogliono morto, plastificato, cementificato, vogliono i suoi contadini schiavi ed asserviti. Il loro grande lavoro di greenwashing utilizza parole quali “Nutrire il pianeta”… Chi? La Nestlè?
Ma abbiamo dimenticato che perfino l’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, ha condannato questa multinazionale per aver spinto il consumo di latte in polvere nel terzo mondo dove non c’è acqua pulita affinché le madri possano allungare il latte in polvere senza avvelenare i propri bambini?
Nestlè intanto all’Expo si rifà la faccia con il suo padiglione svizzero: torri enormi, piattaforme ricolme di beni di consumo tipicamente elvetici come l’acqua minerale, rondelle di mela, dosi di caffè… man mano che i consumatori ne prendono – sono gratis – le torri si abbassano e questo dovrebbe, nella comunicazione orwelliana della Nestlè “servire a far capire che le risorse del pianeta sono limitate”… ma davvero? Ma chi sta proponendo acqua minerale della quale non c’è assolutamente bisogno?  Ci siamo dimenticati tutte le campagne per l’acqua pubblica, l’acqua del rubinetto? Cosa c’è di etico, di ecologico in tutto questo?  Per non parlare della DuPont, produttore di ogm, nel padiglione Usa.
Quella domenica di ottobre, alla RiMaflow, ci sono stati tantissimi interventi, analisi approfondite e lucidi molto dettagliati su questa “Expo universale” – in rete si trova tutto, tutta la verità che è stata volutamente celata e occultata.

Expo sarà la pietra tombale sulla biodiversità europea, la porta spalancata al transgenico: noi riteniamo quindi che l’uso di personaggi come Vandana Shiva serva ad indorare la pillola e siano il tocco più raffinato a questo maquillage intorno a quella losca operazione a nome Expo.

Altri, li abbiamo sentiti di persona, come il regista Ermanno Olmi , e pubblicamente hanno espresso il loro desiderio di volersi ritirare da questo ruolo di “Ambassador” di Expo.
Lei, Vandana Shiva, ha un ufficio a Firenze, Navdanya ha una sezione italiana, possibile che i suoi responsabili per l’Italia non le abbiano detto nulla?
Questa lettera aperta, signora Vandana Shiva esige una risposta.
Noi ci aspettiamo che giunga presto alle sue orecchie: infinite analisi, libri e documentazioni sono a sua disposizione per capire, valutare, decidere.
Sappia che noi – variegato mondo di seedsaver, contadini per scelta, collettivi e Gas – siamo un mondo in marcia per una vita libera il più possibile dal profitto, siamo irriducibili ed appassionati, innamorati della Terra; abbiamo letto, studiato e assimilato che “small is beautiful”, crediamo nella convivialità, nelle comunità, nei rapporti di vicinato, nelle medicine dolci.

A noi che abbiamo una visione olistica del mondo interessa molto una sua risposta.
E confidiamo in questa, qualunque essa sia, per radicarci ulteriormente nei territori, nei luoghi nei quali viviamo e coltiviamo, nelle campagne e città d’Italia, luoghi contro i quali Expo 2015 si appresta a sparare con milioni e milioni di euro spesi in comunicazione, una campagna di offuscamento, di seppellimento che non ha eguali.
Noi abbiamo intuito, ben prima che questo evento si manifestasse, le implicazioni planetarie e letali sulle sorti dell’agricoltura mondiale. Dopo Expo nulla sarà come prima.
E ci permetta di dirlo, è solamente grazie al nostro lavoro di controinformazione, al nostro faticoso e tenace lavoro di squadra che, alla fine, qualche buon seme (non Ogm) si salverà.
Ci aspettiamo una risposta e che Lei voglia incontrarci.
Ci siamo formati sui suoi libri, come su quelli di altri grandi nomi come Commoner, Bookchin, Illich… non ci deluda.

Saluti di terra e di semi