Coltiviamo Passioni… a Roma.

ImmagineQui ci sono bambini e adulti che cercano il piacere di giocare, lavorare, parlare, pensare, inventare insieme. Impegnati ad imparare come l’essere e i rapporti delle cose e degli uomini possano essere ricercati e goduti in amicizia e fatti più belli e più giusti (L.Malaguzzi).

Con uno spettacolo regalato alla scuola dal collettivo Teatro de Merode, si è concluso venerdì 6 giugno il nostro progetto “coltiviamo Passioni”, che ha visto impegnate 3 classi e più di 60 bambini della scuola primaria Vaccari di Roma, nell’anno scolastico appena terminato.
Il progetto, basato sulla creazione di orti didattici, ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare i partecipanti al rispetto della natura, dell’habitat e di sé stessi.

ImmagineNel corso delle attività (in classe e in esterna) si sono quindi sperimentate pratiche alternative alla lezione frontale, cercando di coinvolgere i bambini come protagonisti attivi del progetto, lasciandoli liberi di chiedere, proporre e…sporcarsi le mani.
I laboratori, infatti, hanno visto il susseguirsi di un ampio ventaglio di proposte didattiche, realizzate con il supporto dell’associazione Humus Sapiens: dalla rappresentazione teatrale (L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono), all’approccio sensoriale (conoscenza dei diversi tipi di semi presenti in natura), passando per introduzioni emozionali, giochi di ruolo e attività manuali (costruzione di fitocelle con materiali di scarto). Tutti funzionali nel fare emergere le conoscenze pregresse dei bambini, che sono diventati a loro volta protagonisti delle attività in aula attraverso la realizzazione di disegni, la costruzione di fitocelle o la produzione di testi narrativi. Nello specifico, i temi trattati nel corso degli incontri sono stati i seguenti: risorse, cicli & stagioni, biodiversità, rifiuti, alimentazione.
La pratica all’aperto ha privilegiato un approccio didattico di tipo esperienziale, basato sulla logica del “fare”, sul coinvolgimento diretto dei piccoli ortolani ed il contatto con la terra. In questo stadio i bambini sono stati direttamente coinvolti nelle attività di semina, scelta del terreno, irrigazione delle piantine ed estirpazione manuale delle erbacce. Risultato concreto delle attività è stata la realizzazione di 9 piccoli orti, anzi… “saccorti”, distribuiti negli spazi esterni della scuola.
Responsabilizzando i bambini attraverso la semina, la costruzione di orti in sacchi di iuta e la successiva irrigazione delle piantine, si è potuto così ristabilire il ruolo di protagonisti e decisori autonomi che spetta di diritto ai piccoli “interpreti” del nostro progetto.
Alla fine del corso non abbiamo dato nessun giudizio o voto, lasciando ogni bambino libero di partecipare nel modo che voleva, secondo un’idea di educazione e di scuola come co-operazione di soggetti.

ImmagineIl progetto infatti nasce dall’idea di un bambino competente, soggetto di diritti e costruttore di cultura, dunque partecipante attivo alla realizzazione della propria identità e della propria autonomia, attraverso interazioni e relazioni che intreccia con i coetanei, gli adulti, le idee e le cose. “Coltiviamo Passioni” pertanto, evitando di considerare i bambini semplicemente come destinatari di un sapere imposto dall’alto, ha cercato di porsi come un sistema di relazione e interazione tra esseri umani e vegetali, ricreando quel sistema di organismi interrelati tanto caro a Fritjof Capra.
Un sistema che va costruito, alimentato, organizzato. Un’organizzazione non neutra e improvvisata, ma pensata coerentemente con un immagine di bambino curioso, disponibile, amante delle esplorazioni.

Promuovendo cultura, autonomia e dignità!

Sperimentazioni ecologiche a scuola: incontri di fine anno

Doppio appuntamento per la fine dell’anno scolastico con gli orti didattici del progetto “S.E.E.D.S. – Sperimentazioni Ecologiche ed Educative di Decrescita Sostenibile”, rivolto agli alunni delle scuole primarie del mandamento. Sabato 1 giugno alle ore 9.30 è previsto l’incontro con alunni ed insegnanti dell’Istituto Comprensivo “Monsignor Pasquale Guerriero” di Avella, mentre lunedì 3 giugno alle ore 16.30 è la volta dell’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” di Baiano per una manifestazione aperta anche ai genitori. Il percorso formativo, giunto alle battute conclusive, è nato da una proposta della cooperativa sociale Seeds e realizzato nell’ambito dell’azione “Giovani attivi” del P.O.R Campania FSE 2007-2013, in collaborazione con il Piano sociale di zona A5 Baianese – Vallo di Lauro.

Attraverso le attività progettuali si punta a costruire piccole comunità di apprendimento formate da studenti, insegnanti, genitori, nonni e produttori locali per facilitare la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente. Un circolo virtuoso intergenerazionale, che permette ai più piccoli di conoscere le esperienze e le tradizioni locali, mentre i più grandi possono conquistare un ruolo da protagonisti della vita comunitaria. In questo modo l’orto didattico diventa lo strumento principale delle attività di educazione alimentare e ambientale all’interno degli istituti, oltre che luogo sociale di incontro, solidarietà, dialogo e trasferimento diretto di competenze tecniche. La scuola si anima, si trasforma in qualcosa di nuovo ed entusiasmante e con essa il rapporto che lega gli alunni all’ambiente didattico. Non solo libri e quaderni, dunque, negli zaini dei ragazzi hanno trovato spazio anche semi, attrezzi ed innaffiatoio, impegnandosi quotidianamente a trasformare un piccolo fazzoletto di terra in un’aula a cielo aperto. Qui i bambini hanno avuto la possibilità di imparare la coltura di ortaggi veri, piantare i semi e vederli gradualmente trasformarsi in piante, riuscendo finalmente ad osservare la natura, il suo ritmo vitale, il ciclo delle stagioni e successivamente raccogliere i frutti del lavoro svolto.  I piccoli contadini hanno avuto la possibilità cimentarsi in un’attività manuale che li ha stimolati a sperimentare e sviluppare nuove abilità e attitudini, scoprire il mondo delle piante, fare esperienze concrete sul campo. E lavorare in gruppo, coinvolgendo anche i ragazzi diversamente abili. I bambini imparano a riconoscere le specie di uso comune osservandone la crescita mentre stanno all’aria aperta e a contatto con la terra. A livello pedagogico cominciano ad assumere un compito ed una responsabilità all’interno di un gruppo di lavoro. L’orto scolastico è, inoltre, un’importante occasione per fare educazione alimentare per far comprendere ai piccoli l’importanza della qualità dei cibi nel mantenere se stessi in buona salute. L’esperienza si è rivelata trasversale, alternando lezioni in classe ed all’esterno, consentendo di studiare contemporaneamente scienze, ecologia, botanica, storia e geografia.  Particolare attenzione, infine, è stata rivolta alla diffusione di pratiche concrete per la salvaguardia del territorio: dal compostaggio, al riciclaggio dei rifiuti, passando per l’uso di fonti rinnovabili, il risparmio d’acqua, la filosofia “rifiuti zero” ed il miglioramento delle condizioni di vita nelle aree urbane.

L’orto sbarca in classe

Non solo libri e quaderni, ma anche semi, zappa e grembiulino apposito. Negli zaini dei bambini italiani fanno capolino nuovi oggetti fatti a posta per ‘sporcarsi le mani’ con la terra. Sì, perché sono sempre più numerosi gli istituti scolastici  che hanno deciso di introdurre tra le loro attività anche quella dell’ orto didattico, trasformando un piccolo pezzetto di terra in un’aula a cielo aperto. Qui i bambini possono imparare la coltura di ortaggi veri, piantare i semi e vederli gradualmente trasformarsi in piante imparando ad osservare la natura, i suoi ritmi lenti e perfetti, il ciclo delle stagioni ed a raccogliere i frutti di questo lavoro. In questo modo i baby ortolani possono cimentarsi in un’attività manuale che li stimola a sperimentare e sviluppare nuove abilità e attitudini, scoprire il mondo delle piante, fare esperienze concrete e sul campo, che si rivelano rilassanti e istruttive. E lavorare in gruppo, coinvolgendo anche i ragazzi diversamente abili. I bambini imparano a riconoscere le specie di uso comune osservandone la crescita mentre stanno all’aria aperta e a contatto con la terra. A livello pedagogico si cominciano ad assumere un compito ed una responsabilità all’interno di un gruppo di lavoro. L’orto scolastico è anche un’occasione per fare educazione alimentare per far comprendere ai piccoli l’importanza della qualità dei cibi nel mantenere se stessi in buona salute. L’esperienza dell’orto è dunque trasversale e consente di studiare contemporaneamente scienze, botanica, storia ma anche geografia e arte. La scuola si anima, si trasforma in qualcosa di nuovo ed entusiasmante e con essa il rapporto che lega gli alunni all’ambiente scolastico. Al fine di dare continuità e solidità a queste iniziative, Slow Food ha promosso il progetto Orto in condotta, un protocollo di intesa che tutti gli istituti possono sottoscrivere garantendo un impegno minimo di tre anni. Avviato nel 2004 e arrivato ormai a 425 orti e 93 condotte, Orto in condotta è diventato anche in Italia lo strumento principale delle attività di educazione alimentare e ambientale nelle scuole. Il progetto mira a istituire piccole comunità di apprendimento formate da studenti, insegnanti, genitori, nonni e produttori locali per facilitare la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente. Sull’onda dell’entusiasmo sono tante le regioni, le scuole, gli insegnanti e i presidi che stanno rimodulando i propri programmi intorno a tali attività e ancor di più le associazioni, gli enti e gli istituti universitari che hanno deciso di sostenere gli orti scolastici con contributi mirati.

Fonte: TuttoGreen