Orti urbani: due esempi concreti

Il futuro sostenibile è già tra noi. Leggo storie reali che confermano questa affermazione e che, soprattutto, mi rincuorano mentre annaspo persa nella marea di notizie grigie. Qui, infatti, voglio parlare di un paio di notizie “verdi”, ma non di progetti o concorsi, bensì di realtà concrete e già perfettamente funzionanti.

Todmorden, in Inghilterra: un'abitante coltiva un pezzo di suolo pubblico.

La prima riguarda Todmorden, una città di 16mila abitanti in Inghilterra, precisamente nel West Yorkshire, che da qualche anno a questa parte è soprannominata dai suoi abitanti:“Todmorden Incredible Edible”, ovvero Todmorden incredibilmente commestibile. Ma di preciso cos’è successo in questa città di così innovativo? Circa tre anni fa, la popolazione locale, spinta dall’iniziativa di due donne, Maria Chiara e Pam Warhurst, decise di tentare una strada comunitaria, in collaborazione con le istituzioni, per reagire e combattere la crisi alimentare ormai già in atto.

L’iniziativa, basata sulla condivisione pubblica (ed è sicuramente questa, a mio vedere, la chiave del successo) è stata quella di cominciare a coltivare ogni genere di ortaggi, frutta e verdura sfruttando il suolo pubblico, cominciando dal pezzetto di terra intorno a casa, fino ad arrivare ai giardinetti comunali, alle aiuole, ai viali alberati, ai bordi del cimitero, ovunque. Tutti i cittadini sono invitati a coltivare la terra e tutti sono liberi di raccoglierne i frutti, così, per esempio, i pendolari che tornano a casa dopo una giornata di lavoro, possono tranquillamente fare la spesa gratis attraversando il giardino della stazione e raccogliendo fagiolini o pomodori maturi. Il successo è stato tale che l’amministrazione locale ha messo a disposizione ogni più piccolo pezzetto di terra in nome della sostenibilità e dell’aggregazione sociale, ponendosi, addirittura, l’obiettivo di diventare una città autosufficiente dal punto di vista alimentare entro il 2018.

Firenze: l'orto sociale sorto su un'ex pista di atletica di Borgo Pinti, in centro storico.

E da noi, in Italia? Forse è difficile immaginare esperienze così radicali, ma di esempi concreti cominciano a essercene diversi: uno dei più nuovi e interessanti, dal punto di vista dell’ubicazione, è quello degli Orti Dipinti, un orto sociale in pieno centro storico a Firenze inaugurato lo scorso ottobre. In linea con le Community Garden internazionali, che puntano sulla cultura ambientale per il recupero di zone cittadine inutilizzate o degradate, l’architetto Giacomo Salizzoni ha pensato di sfruttare in questo senso una ex pista di atletica in Borgo Pinti (da cui il nome degli Orti), in uso alla adiacente Cooperativa Barberi che accoglie ragazzi con disabilità. Ma, come mi racconta al telefono Giacomo, l’idea di partenza degli orti urbani è stata solo la scusa per cominciare.

I progetti già avviati, in via di sviluppo e in attesa di sponsorizzazione, infatti, sono molteplici. Tra questi, per esempio, “L’albero dell’energia”, una struttura in legno di bambù dotata di una serie di pannelli fotovoltaici che servirà per alimentare 6 diverse sorgenti: una webcam, un sistema di illuminazione a led, un ripetitore wireless, un impianto sonoro, un punto di ricarica per i cellulari e una scheda Arduino (sorta di cervello elettronico in grado di monitorare lo stato di salute delle piante attraverso il livello di umidità e di fertilizzazione del terreno). La buona notizia per Orti Dipinti è che L’albero dell’energia, per ora, è al primo posto tra i progetti che parteciperanno alla selezione del premio Edison Start. L’ambizione di un luogo pubblico come questo non è, perciò, solo quella di favorire relazioni sociali legate al lavoro della terra, ma di creare un laboratorio di idee capace di educare e formare anche nuove figure professionali. Le attività proseguono, quindi, a grandi passi, sostenute dall’entusiasmo dell’ideatore, dei numerosi volontari che lui stesso è riuscito a coinvolgere (tra cittadini comuni, studenti delle scuole americane di Firenze, ragazzi e tutor della Cooperativa Barberi) delle istituzioni e dei piccoli e grandi sponsor.

Annunci

Quando l’agricoltura diventa l’ultima difesa

nella terra dei fuochi MUGNANO

Giovedì 16 gennaio, ore 19
Mugnano del Cardinale, via Campo 1
Sala Piano Sociale di Zona 

Evento finale del progetto “S.E.E.D.S. – Sperimentazioni Ecologiche ed Educative di Decrescita Sostenibile”, realizzato nell’ambito del bando “Giovani Attivi”. Durante l’iniziativa pubblica saranno presentati i risultati delle attività svolte dalla Cooperativa sociale SEEDS negli istituti scolastici che hanno aderito al progetto e sarà proiettato il film documentario “Nella terra dei fuochi” di Marco La Gala.

“Quando l’agricoltura diventa l’ultima difesa del territorio” è il tema del dibattito aperto che precederà la proiezione, in cui è previsto l’intervento di:

– Raffaele Amelio, presidente Cooperativa sociale SEEDS;

– Marco La Gala, documentarista e attivista ambientale, con un’introduzione al film e al problema sversamenti rifiuti e roghi tossici;

– Vincenzo De Luca, presidente Associazione RiZe Up, sulla strategia Rifiuti Zero;

– Gianluca Napolitano, Slow Food Agro nolano.

Quello che sembra ormai essere diventato il nuovo marchio d’infamia per la popolazione campana, è invece il nome della nuova battaglia per il diritto alla vita, invocato da migliaia di persone, tra le provincie di Napoli e Caserta, stanche di subire in silenzio gli abusi perpetrati da decenni.

L’intento è quello di promuovere una maggiore consapevolezza ed una corretta informazione, per non far spegnere i riflettori su questa drammatica questione e pretendere giustizia.

Il teaser del film è disponibile al seguente link:
https://www.youtube.com/watch?v=YbX6aBKrJL0

Marco La Gala è un giovane regista di Nola, una cittadina situata nel bel mezzo della Terra dei Fuochi, nella Campania martoriata dalla camorra e dalla gestione criminale dello smaltimento dei rifiuti, che si riducono in cumuli fumanti, sparsi per le campagne della provincia tra Casertano e Napoletano. “Nella Terra dei Fuochi” è anche il titolo del suo docu-film, che in breve tempo è diventato un vero e proprio caso, con proiezioni in piazze, scuole, all’interno di cineforum e con una grande eco mediatica sulla rete.
In Campania, ai piedi del Vesuvio, nella stessa terra che i Romani chiamavano «Terra Felix», esistono più di 2500 discariche illegali di rifiuti tossici. Centinaia di terreni sono completamente lasciati a se stessi e trasformati in discariche. Una piccola cooperativa sociale prova a recuperare un campo abbandonato da più di 20 anni. Riscoprendo la cultura contadina e le tradizioni popolari di un mondo che rischia di scomparire.

Hai il coraggio di far finta di niente?

stop-biocidio

È un fatto che in Campania le aspettative di vita siano più basse che nel resto dell’Italia. È un fatto che i casi di tumore siano in costante aumento. Ed è un fatto che ogni notte, nella Terra dei Fuochi, vengano dati alle fiamme copertoni e residui industriali. È un fatto che a Caivano, dopo gli scavi della Guardia Forestale, siano stati ritrovati bidoni di materiale tossico, fusti di metalli e residui industriali. Non è populismo, non è vittimismo; non è nemmeno disfattismo. Sono, lo ripetiamo, fatti. Ed è in virtù di questi fatti – di questi ed altri cento, mille, diecimila fatti – che il 16 Novembre scenderemo in piazza.

È in virtù di questi fatti che ci siamo raccolti, sotto un’unica bandiera, quella del diritto alla vita e alla salute, del diritto alla nostra terra, per urlare contro un sistema colpevole; per aprire gli occhi non ad una regione ma all’Italia intera. È del rapporto con il nostro territorio che stiamo parlando: di tonnellate e tonnellate di rifiuti sotterrati, di donne, uomini e bambini che muoiono; di fuochi che non si spengono mai, della camorra e della criminalità, della mala politica, della cattiva amministrazione, di un piano gestionale che non abbiamo scelto noi. Noi, i diretti interessati. Noi, i cittadini. Ed è per questo che il 16 Novembre scenderemo in piazza.

È per questo che il 16 Novembre saremo a Napoli,  in piazza  Mancini alle 14.30: per essere un#fiumeinpiena. Insieme faremo sentire la nostra voce di protesta pacifica e apartitica; insieme ribadiremo la nostra sete di verità e di riscatto: chiediamo giustizia, che vengano individuati e processati i responsabili, coloro che hanno consentito questa vergogna. Vogliamo decidere noi tutti, insieme, il Piano di Gestione dei Rifiuti in Campania.

  • Stop ai roghi, agli sversamenti e ai traffici di rifiuti tossici!
  • Sì alle bonifiche solo dopo aver bloccato le attività illecite e solo sotto il controllo delle comunità!
  • No agli inceneritori e ad ogni forma di combustione dei rifiuti!
  • Sì all’individuazione dei suoli contaminati, alla tutela e alla promozione del settore agroalimentare campano sano!
  • No all’attuale piano di gestioni rifiuti della regione Campania!

In continuità con le manifestazioni della provincia, è giunto il momento che il capoluogo campano ospiti una grande manifestazione pubblica per gridare un deciso STOP al BIOCIDIO della nostra terra, per passare in maniera decisa da vittime a protagonisti di un percorso che rivoluzioni l’attuale modello di sviluppo. Sentiamo la responsabilità, come cittadini campani, di scendere in strada chiedendo a tutti di unirsi a noi, consapevoli del fatto che nelle diverse competenze, nei diversi modi di essere e di porsi dei vari gruppi presenti sul territorio, ci sia la ricchezza e il valore necessario al conseguimento degli obiettivi proposti.

Una manifestazione onnicomprensiva, in cui ognuno possa esprimere a suo modo la propria partecipazione.

Tutti uniti per essere più forti, per non far spegnere i riflettori su questa drammatica situazione e per pretendere giustizia. Ci rivolgiamo ai semplici cittadini che hanno a cuore le sorti di questa terra e ai suoi abitanti; ai comitati che da anni lottano per diffondere consapevolezza e tutelare il territorio, alle associazioni e ai singoli che combattono dal basso, alle comunità religiose sostenute dalla speranza della fede e a tutti coloro che anche da lontano hanno appreso solo di recente lo scempio perpetrato in questi luoghi: il nostro appello è rivolto a tutte le forze che sentono di potersi impegnare in questa battaglia. Ciò che chiediamo va al di là della semplice partecipazione. Pensiamo sia necessario un supporto fattivo nell’organizzazione e nella promozione dell’evento. Uniamoci affinché la nostra voce possa arrivare più forte e compatta che mai! È questo il momento giusto per aggregare le forze di tutte le realtà che da anni convivono con questi problemi, dalla Terra dei fuochi a Terzigno e Boscoreale, da Chiaiano a Caserta, da Napoli EST a Fragneto Monforte, da Avellino a Serre e a Bagnoli, da Salerno a Santo Stefano del Sole, a Casalduni fino a Sant’Angelo dei Lombardi

Il biocidio campano è un problema nazionale. Uniti come un solo corpo contro il biocidio. Nessun colore politico, nessuna bandiera di partito: il 16 Novembre, alle 14.30 in Piazza Mancini: come cittadini, come padri, madri e figli; come studenti , ragazzi, bambini. Come abitanti della terra, la nostra terra. Saremo il fiume che cambierà le cose; saremo un fiume in piena.

5 cose che non sai sugli orti urbani

La crescita degli orti urbani è ormai sotto gli occhi di tutti e le cause del fenomeno sono diverse: l’aumento della popolazione mondiale, il continuo trasferimento delle persone verso le città, la crescita del prezzo del cibo, la sempre maggiore attenzione alla genuinità degli alimenti e da ultimo, ma non meno importante, il piacere di creare qualcosa con le proprie mani.
Ma ci sono alcune curiosità, sul vasto mondo dell’agricoltura urbana, che non tutti sanno e noi ve ne proponiamo alcune.

1. Entro il 2018 il 20% del cibo consumato negli Stati Uniti proverrà da orti urbani

Lo studio, realizzato da un team di esperti e pubblicato su Forbes, risale a 3 anni fa ma le ultime tendenze, come dimostrano le storie sugli orti urbani di New yorkSan Francisco e altre città non possono che avvalorare questa previsione. È un fenomeno importante se si pensa che i ceti più poveri delle città spendono, mediamente, per il loro fabbisogno alimentare dal 40% al 60% dei loro introiti e che, a detta del Journal of nutrition education, la produzione di un orto mediamente produttivo corrisponde in valore a circa 200 – 500 $.

2. L’agricoltura urbana coinvolge ben 800 milioni di persone.

Sembrerebbe un numero esagerato, soprattutto se si pensa che in Europa risiedono circa 500 milioni di persone e negli USA 300 milioni, ma questo sorprendente risultato è il frutto di studi autorevoli che coinvolgono la FAO e l’UNDP e che analizzano i comportamenti sull’intero pianeta. L’avreste mai detto?

3. Consumare cibo locale può ridurre fino a 17 volte il consumo di carburante e l’emissione di CO2

Ecco quanto si evince dalo studi di Rich Pirog, direttore associato del Leopold Center for Sustainable Agriculture dell’Università dell’Iowa, che ha messo a confronto sistemi di distribuzione del cibo tradizionali e su lunghe distanze, con altri che prevedono spostamenti molto limitati sul territorio.
Per comprenderne il significato usiamo una stima, realizzata da Marc Xuereb in collaborazione con il Centro di Salute Pubblica della Regione di Waterloo, area oggetto di studio, in cui sono stati quantificati i benefici ambientali di una catena produttiva e distributiva locale. I risultati indubbiamente fanno riflettere: annualmente, verrebbero immesse sul territorio 50.000 tonnellate di CO2 in meno, pari a più di 16.000 auto accese nel traffico.

urban agriculture

4. Partecipare alle attività di un orto urbano comunitario fa mangiare meglio.

Uno studio condotto a Flint, in Michigan e pubblicato sul Journal of Nutrition Education and Behavior ha scoperto che i partecipanti alle attività di un orto comunitario in città consuma il 40% in più di più frutta e verdura e sono 3,5 volte più portati a farlo almeno in 5 pasti al giorno. E vale anche per i bambini: un altro studio, pubblicato dal Journal of the American Dietetic Association, ha dimostrato come gli orti scolastici abbiano arricchito la dieta degli alunni di vitamine, sali minerali e fibre che possiamo trovare maggiormente nel cibo prodotto negli orti.

5. Le donne lo fanno meglio

Non ce ne vogliano i maschietti, ma è proprio così, quando si tratta di prendersi cura delle piante, le donne non hanno rivali! E non è una teoria campata in aria, Mahbuba Kaneez Hasna la documenta dettagliatamente nel suo libro “NGO Gender Capacity in Urban Agriculture” nel quale spiega, dopo aver analizzato diversi casi studio, che quando sono coinvolte più donne i raccolti risultano decisamente più abbondanti. Un invito a documentarsi per carpirne i segreti…

Fonte: Grow the Planet

Una parola di pace

Non è interesse della cooperativa sociale SEEDS giudicare o condannare qualcuno, visto che i fatti parlano da soli. Purtroppo siamo costretti ad intervenire nuovamente per chiarire il reale svolgimento dei fatti riguardanti il danneggiamento dell’orto didattico, realizzato presso l’istituto “Monsignor Guerriero” di Avella e di cui siamo stati informati solo in seguito. Al di là dell’orto distrutto, emerge in maniera evidente la scarsa sensibilità e l’assoluta autoreferenzialità delle istituzioni ed associazioni coinvolte.

  1. Il progetto “S.E.E.D.S. – Sperimentazioni Ecologiche ed Educative di Decrescita Sostenibile” è stato approvato con Decreto Dirigenziale n. 58/2012, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania (BURC) n. 14 del 27/02/2012;
  2. Tutte le attività progettuali non hanno comportato alcuna spesa all’istituto scolastico, né alle famiglie degli alunni né all’amministrazione comunale;
  3. Le operazioni di pulizia e preparazione dello spazio verde, inizialmente ridotto in pessime condizioni e non adatto alla coltivazione, sono state effettuate in maniera volontaria e gratuita dai soci della cooperativa;
  4. Le attività didattiche sono iniziate nel novembre 2012, proseguendo per l’intero anno scolastico fino a giugno 2013, coinvolgendo le classi quarte dell’istituto ed i rispettivi insegnanti;
  5. L’area didattica dell’orto scolastico, grossolanamente descritta come “4 solchi di patate”, è in realtà il risultato della coltivazione di fragole, patate, zucche, broccoli, fave, fagiolini verdi e di due tipologie di grano. Nel momento della distruzione dell’orto erano ancora presenti, in attesa di essere raccolti, grano (a fine agosto), patate, fragole, zucche (settembre/ottobre).

L’associazione organizzatrice dell’Expo di Avella era già a conoscenza del nostro progetto, essendoci stato un incontro (in cui non sono state considerate le nostre proposte di collaborazione) tra un socio della nostra cooperativa e un rappresentante dell’associazione. L’auspicio, per il prossimo anno, è che si possa cooperare in maniera costruttiva, evitando che la realizzazione di una qualsiasi iniziativa debba comportare l’eliminazione di un’altra.

Il progetto va oltre la semplice realizzazione dell’orto, prevedendo numerose attività didattiche e laboratoriali, finalizzate al raggiungimento di alcuni obiettivi:

  • Introdurre una didattica multi-disciplinare in cui lo spazio-laboratorio diventi lo strumento per attività formativa di natura non-formale, orientata all’educazione ambientale e all’educazione civica.
  • Trasformare i giovani da consumatori passivi e inquinatori in cittadini consapevoli delle proprie scelte e co-produttori: educare alla sostenibilità di lunga durata, al consumo consapevole e alla solidarietà, attraverso l’acquisizione di modelli di comportamento positivi.
  • Sensibilizzare al rispetto dell’ambiente ed alle pratiche concrete per salvaguardare il territorio (compostaggio, riciclaggio, uso di fonti rinnovabili,risparmio d’acqua, filosofia del “Km zero”, miglioramento delle condizioni nelle aree urbane interessate e protezione di quelle non antropizzate).
  • Diffondere una maggiore responsabilizzazione nei confronti degli spazi pubblici e condivisi, incoraggiando alla solidarietà sociale.
  • Promuovere e rivalutare i saperi antichi attraverso il rispetto dell’altro, del ciclo vitale della natura e delle tradizioni locali.
  • Sostenere l’interscambio generazionale, favorendo momenti concreti d’ incontro tra i “custodi del passato e le speranze del futuro”, in un ottica di sviluppo sostenibile del contesto locale e di presa di coscienza ed assunzione di responsabilità verso il bene comune.

Infine, un parallelo: da un lato le ragazze in bikini che si esibiscono all’esterno del plesso scolastico durante la fiera di Avella, dall’altro gli orti didattici diventano il tema principale in ambito educativo dell’Expo universale di Milano nel 2015. http://www.expo2015.org/eventi/micoltivo-scuola-protocollo-intesa-comune-e-fondazione-catella-la-promozione-orti-didattici.

Noi siamo per il 2015, e voi?

Se siete disposti a collaborare, fatevi sentire e iniziamo a pianificare insieme la transizione.

P.S.: se vi dovesse servire capire da che parte si dirige la Regione Campania, date un’occhiata alla Legge Regionale n. 05/2012, “Norme in materia di agricoltura sociale e disciplina delle fattorie e degli orti sociali” (http://www.agricoltura.regione.campania.it/comunicati/comunicato_10_04_12b.html), pubblicata sul BURC n. 22 del 10/04/2012 (archivio BURC: http://burc.regione.campania.it/eBurcWeb/publicContent/archivio/archivio.iface).

Avella, distrutto orto scolastico

Listener[1]

Una triste storia di degrado ambientale e sociale arriva dal mandamento baianese. Distrutto l’orto didattico, realizzato dalla cooperativa sociale SEEDS con gli alunni della scuola primaria, nello spazio retrostante l’istituto comprensivo “Monsignor Pasquale Guerriero” di Avella. I filari di ortaggi piantati negli ultimi mesi hanno lasciato posto agli stand commerciali della fiera “Expo Avella Città d’Arte”, in programma dal 6 al 14 luglio. “Una scelta sbagliata e che poteva essere facilmente evitata – sottolineano i rappresentanti della cooperativa SEEDS – con un po’ di buon senso si sarebbe potuta trovare una soluzione per preservare lo spazio verde e la continuità delle attività didattiche. Purtroppo, ancora una volta ha prevalso la logica del breve termine su quella del lungo periodo, su cui invece una comunità civile dovrebbe puntare per dare valore alle esperienze positive. A settembre i ragazzi coinvolti nel progetto non troveranno più alcuna traccia del loro orto, noi ci impegniamo a ricostruirlo insieme a loro”. Con il progetto S.E.E.D.S. “Sperimentazioni Educative ed Ecologiche di Decrescita Sostenibile”, infatti, è stato avviato un percorso di recupero del genius loci in un’area storicamente rurale e che da tempo rischia di perdere irrimediabilmente la Listener[2]sua principale vocazione.

Il programma formativo, durato un intero anno scolastico con il coinvolgimento di alunni, insegnanti e personale non docente, ha portato non solo alla realizzazione di orti didattici ma anche incentivato la trasmissione di un approccio sano con la natura, tra riscoperte culturali e nuove curiosità sul mondo dell’agricoltura. Gli educatori, affiancati da un saggio contadino, hanno curato la realizzazione di laboratori didattici sia teorici che pratici, sensibilizzando i più piccoli al rispetto dell’ambiente ed a pratiche concrete per la salvaguardia del territorio. Un tentativo di trasformare i giovanissimi studenti da consumatori passivi in cittadini consapevoli delle proprie scelte, educando alla sostenibilità ambientale, al consumo consapevole ed alla solidarietà, anche mediante l’applicazione di modelli di comportamento positivi.

Sperimentazioni ecologiche a scuola: incontri di fine anno

Doppio appuntamento per la fine dell’anno scolastico con gli orti didattici del progetto “S.E.E.D.S. – Sperimentazioni Ecologiche ed Educative di Decrescita Sostenibile”, rivolto agli alunni delle scuole primarie del mandamento. Sabato 1 giugno alle ore 9.30 è previsto l’incontro con alunni ed insegnanti dell’Istituto Comprensivo “Monsignor Pasquale Guerriero” di Avella, mentre lunedì 3 giugno alle ore 16.30 è la volta dell’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” di Baiano per una manifestazione aperta anche ai genitori. Il percorso formativo, giunto alle battute conclusive, è nato da una proposta della cooperativa sociale Seeds e realizzato nell’ambito dell’azione “Giovani attivi” del P.O.R Campania FSE 2007-2013, in collaborazione con il Piano sociale di zona A5 Baianese – Vallo di Lauro.

Attraverso le attività progettuali si punta a costruire piccole comunità di apprendimento formate da studenti, insegnanti, genitori, nonni e produttori locali per facilitare la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente. Un circolo virtuoso intergenerazionale, che permette ai più piccoli di conoscere le esperienze e le tradizioni locali, mentre i più grandi possono conquistare un ruolo da protagonisti della vita comunitaria. In questo modo l’orto didattico diventa lo strumento principale delle attività di educazione alimentare e ambientale all’interno degli istituti, oltre che luogo sociale di incontro, solidarietà, dialogo e trasferimento diretto di competenze tecniche. La scuola si anima, si trasforma in qualcosa di nuovo ed entusiasmante e con essa il rapporto che lega gli alunni all’ambiente didattico. Non solo libri e quaderni, dunque, negli zaini dei ragazzi hanno trovato spazio anche semi, attrezzi ed innaffiatoio, impegnandosi quotidianamente a trasformare un piccolo fazzoletto di terra in un’aula a cielo aperto. Qui i bambini hanno avuto la possibilità di imparare la coltura di ortaggi veri, piantare i semi e vederli gradualmente trasformarsi in piante, riuscendo finalmente ad osservare la natura, il suo ritmo vitale, il ciclo delle stagioni e successivamente raccogliere i frutti del lavoro svolto.  I piccoli contadini hanno avuto la possibilità cimentarsi in un’attività manuale che li ha stimolati a sperimentare e sviluppare nuove abilità e attitudini, scoprire il mondo delle piante, fare esperienze concrete sul campo. E lavorare in gruppo, coinvolgendo anche i ragazzi diversamente abili. I bambini imparano a riconoscere le specie di uso comune osservandone la crescita mentre stanno all’aria aperta e a contatto con la terra. A livello pedagogico cominciano ad assumere un compito ed una responsabilità all’interno di un gruppo di lavoro. L’orto scolastico è, inoltre, un’importante occasione per fare educazione alimentare per far comprendere ai piccoli l’importanza della qualità dei cibi nel mantenere se stessi in buona salute. L’esperienza si è rivelata trasversale, alternando lezioni in classe ed all’esterno, consentendo di studiare contemporaneamente scienze, ecologia, botanica, storia e geografia.  Particolare attenzione, infine, è stata rivolta alla diffusione di pratiche concrete per la salvaguardia del territorio: dal compostaggio, al riciclaggio dei rifiuti, passando per l’uso di fonti rinnovabili, il risparmio d’acqua, la filosofia “rifiuti zero” ed il miglioramento delle condizioni di vita nelle aree urbane.