Autunno, è tempo di festa della zucca!

La prima Festa della Zucca è un esperimento che parte da lontano, dal progetto di diffusione degli orti didattici promosso dalla nostra Cooperativa negli ultimi 2 anni, attraverso cui – uomini e donne a vario titolo – hanno messo a disposizione le loro conoscenze ed esperienze per partecipare alla auto-produzione di ortaggi negli spazi verdi concessi dalle scuole del mandamento del Baianese e, nello specifico, dall’Istituto di Baiano. Il tutto, attraverso una stretta cooperazione con i bambini e le bambine delle scuole coinvolte, che hanno ricoperto con passione e fierezza il ruolo di piccoli ortolani.

zucca_A4-page-001È innanzitutto il risultato tangibile di questo percorso in cui sono state scelte casualmente alcune varietà di cucurbitacea: la mantovana, la “zucca piena di Napoli”, la marina di chioggia.
È la dimostrazione che è possibile riportare a consumare prodotti realmente a km 0 soddisfacendo quelle che sono le nostre esigenze alimentari su piccola scala, seguendo l’intero ciclo di vita di una pianta: dalla semina alla raccolta.
È un momento in grado di far conoscere l’importanza della biodiversità e della valorizzazione di varietà eterogenee a differenza di quanto vorrebbero imporci le multinazionali del cibo coma la Monsanto e la Dupont.
È un contesto in cui riflettere che l’autonomia alimentare è possibile se noi per primi ci crediamo e ravvivando i nostri territori che sono a vocazione agricola agendo contro l’abbandono dei terreni, sia privati sia pubblici, ripopolandoli di allevamenti al brado e riseminando cereali, legumi, ortaggi con uno spirito di cooperazione e non di competizione.
È un’occasione di socialità in cui cuochi e casalinghe hanno la possibilità di far degustare varietà che si trovano difficilmente nella grande distribuzione, esaltandone le peculiarità.
È una giornata all’insegna del buon mangiare, del gioco, della convivialità e del confronto tra grandi e piccini.
È un momento di responsabilizzazione dei più piccoli, che parteciperanno a tutte le attività previste (dalla preparazione della sala, alla realizzazione dei piatti e alla presentazione dell’iniziativa) in maniera assolutamente autonoma e alla pari rispetto agli altri adulti coinvolti.
È un modo per ristabilire il ruolo di protagonisti e decisori autonomi che spetta di diritto ai piccoli “interpreti” del nostro progetto, sostenendo l’idea di scuola come cooperazione tra soggetti e non come imposizione gerarchica “grandi vs piccoli”.
Vi aspettiamo quindi sabato 15 novembre, dalle ore 9 alle 14 presso Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Baiano (Av), con il seguente programma della giornata:

ore 9: presentazione delle zucche raccolte dai piccoli ortolani

ore 10: preparazione di piatti a base di zucca ad opera di cuochi grandi e piccini

ore 11: intervento su produzioni locali e autonomia alimentare

ore 12: “Mani in pasta”- laboratorio di panificazione

ore 13: degustazione culinaria

Coltiviamo Passioni… a Roma.

ImmagineQui ci sono bambini e adulti che cercano il piacere di giocare, lavorare, parlare, pensare, inventare insieme. Impegnati ad imparare come l’essere e i rapporti delle cose e degli uomini possano essere ricercati e goduti in amicizia e fatti più belli e più giusti (L.Malaguzzi).

Con uno spettacolo regalato alla scuola dal collettivo Teatro de Merode, si è concluso venerdì 6 giugno il nostro progetto “coltiviamo Passioni”, che ha visto impegnate 3 classi e più di 60 bambini della scuola primaria Vaccari di Roma, nell’anno scolastico appena terminato.
Il progetto, basato sulla creazione di orti didattici, ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare i partecipanti al rispetto della natura, dell’habitat e di sé stessi.

ImmagineNel corso delle attività (in classe e in esterna) si sono quindi sperimentate pratiche alternative alla lezione frontale, cercando di coinvolgere i bambini come protagonisti attivi del progetto, lasciandoli liberi di chiedere, proporre e…sporcarsi le mani.
I laboratori, infatti, hanno visto il susseguirsi di un ampio ventaglio di proposte didattiche, realizzate con il supporto dell’associazione Humus Sapiens: dalla rappresentazione teatrale (L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono), all’approccio sensoriale (conoscenza dei diversi tipi di semi presenti in natura), passando per introduzioni emozionali, giochi di ruolo e attività manuali (costruzione di fitocelle con materiali di scarto). Tutti funzionali nel fare emergere le conoscenze pregresse dei bambini, che sono diventati a loro volta protagonisti delle attività in aula attraverso la realizzazione di disegni, la costruzione di fitocelle o la produzione di testi narrativi. Nello specifico, i temi trattati nel corso degli incontri sono stati i seguenti: risorse, cicli & stagioni, biodiversità, rifiuti, alimentazione.
La pratica all’aperto ha privilegiato un approccio didattico di tipo esperienziale, basato sulla logica del “fare”, sul coinvolgimento diretto dei piccoli ortolani ed il contatto con la terra. In questo stadio i bambini sono stati direttamente coinvolti nelle attività di semina, scelta del terreno, irrigazione delle piantine ed estirpazione manuale delle erbacce. Risultato concreto delle attività è stata la realizzazione di 9 piccoli orti, anzi… “saccorti”, distribuiti negli spazi esterni della scuola.
Responsabilizzando i bambini attraverso la semina, la costruzione di orti in sacchi di iuta e la successiva irrigazione delle piantine, si è potuto così ristabilire il ruolo di protagonisti e decisori autonomi che spetta di diritto ai piccoli “interpreti” del nostro progetto.
Alla fine del corso non abbiamo dato nessun giudizio o voto, lasciando ogni bambino libero di partecipare nel modo che voleva, secondo un’idea di educazione e di scuola come co-operazione di soggetti.

ImmagineIl progetto infatti nasce dall’idea di un bambino competente, soggetto di diritti e costruttore di cultura, dunque partecipante attivo alla realizzazione della propria identità e della propria autonomia, attraverso interazioni e relazioni che intreccia con i coetanei, gli adulti, le idee e le cose. “Coltiviamo Passioni” pertanto, evitando di considerare i bambini semplicemente come destinatari di un sapere imposto dall’alto, ha cercato di porsi come un sistema di relazione e interazione tra esseri umani e vegetali, ricreando quel sistema di organismi interrelati tanto caro a Fritjof Capra.
Un sistema che va costruito, alimentato, organizzato. Un’organizzazione non neutra e improvvisata, ma pensata coerentemente con un immagine di bambino curioso, disponibile, amante delle esplorazioni.

Promuovendo cultura, autonomia e dignità!

Il Fronte degli orti

Coltivare il proprio orticello è sempre stato sinonimo di farsi i fatti propri, questa espressione è stata bistrattata, mal vista, interpretata come sinonimo della massima attenzione egoistica agli affari particolari di ciascuno…

Il fronte degli orti

Contrariamente ad un proverbio cinese, altra civiltà, altra filosofia che recita “Sposati e sarai felice un anno, ammazza il porcello e sarai felice una settimana, fai l’orto e sarai felice tutta la vita”.

Da noi, badare al proprio orticello resta specchio di individualismo, egoismo del più gretto. Quanto ci metteremo a sfatare il pregiudizio? Quanto ci si metterà a capire che fare l’orto, come i cinesi affermano, è , al contrario, il segno più lampante, più chiaro, attaccamento alla terra e quindi al mondo, all’universo intero?

Fare l’orto: un altro proverbio dice “L’orto vuol l’uomo morto”, implica una prospettiva di dedizione, di costanza, una visione mentale larga. Badare ad un orto indica lungimiranza, predisposizione alla programmazione, vuol significare avere un animo grande.

Chi si accinge a far l’orto mette in conto la grandine, la siccità, una calamità naturale qualunque. Chi fa l’orto deve affidarsi, oltre che a buone pratiche, anche ad un minimo di scaramanzia, nel De agricultura di Catone, si trovano, ed i Romani antichi, spiriti pratici quanto scettici, filastrocche e incantamenti, scongiuri propiziatori, se non ci avesse creduto o almeno, non ci avessero creduto gli altri suoi concittadini coltivatori, Catone non avrebbe di certo sprecato il suo tempo.

Fare l’orto vuol dire fare fronte comune con i propri dirimpettai, costruire una rete di buon  vicinato, scambiarsi sementi, consigli e, piantine, darsi una mano, fare l’orto e ignorare gli altri può esporre a gravi conseguenze. Coltivare è meglio con la approvazione, tacita, o palese dei vicini, se anch’essi contadini, meglio ancora. Non si può sperare di costruire un movimento di solidarietà, di fratellanza tra i contadini se , in primis, non si cura il proprio campicello.

Ci si conquista la fiducia degli altri orticoltori se, innanzitutto, si hanno le proprie mani bene nella zolla. Si possono adottare  le pratiche di coltivazione più disparate, fare l’orto sinergico, biologico, biodinamico, praticare l’agricoltura naturale alla Fukuoka, quella macrobiotica pianesiana, ci sono infinite soluzioni e stili nel far l’orto, se non lo si fa affatto, non si può nemmeno pensare di parlarne.

Fare un orto con consapevolezza, sapere che dall’orto vengono all’uomo solamente vantaggi ed al pianeta tutto, ovvio, non mi riferisco a chi inzuppa il terreno di pesticidi e concimi chimici, sapere che dall’orto nasce autonomia, fiducia, stima di se stessi, che nell’orto si impara più biologia di quanta ci si sia nei libri, non si smetta mai di imparare su qualunque scienza della terra, è vitale.

Se quest’orto, collegato tramite associazioni, gruppi o reti, col resto del mondo, è assicurato ad un nodo, è un segmento di un discorso più ampio come la autoproduzione alimentare, la riproduzione di sementi antiche e rare, una arca di biodiversità locale, si può ben dire che abbiamo compiuto il primo passo, necessario, per la costituzione reale di un vero e proprio Fronte degli orti planetario.

Un Fronte degli orti che si contrappone, oggettivamente, pur non sbandierando vessillo ideologico alcuno, alla planetaria devastazione dei suoli, all’impoverimento dei saperi, all’assalto ad ogni paesaggio .

Da ciascuno, da chiunque si faccia l’orto con queste premesse, ci si può attendere solidarietà fraterna. Nelle mani, nere della zolla, nelle braccia, forti del lavoro, nei cuori aperti e generosi, nelle menti limpide, dalla visione chiara del piccolo e del grande, troviamo il manifesto per questo Fronte degli orti. Altro che curare il proprio orticello, chi si accinge a sarchiare, a a preparare il terreno per un orto, si accinge al contrario, a cambiare, di un poco, ma per sempre, con costanza, la propria e quindi la vita di molti altri connessi col Fronte degli orti.

Siano forti e determinati , gli orticoltori, ricerchino buone sementi e buone informazioni. Dietro ogni recinzione, dietro ogni muretto a secco, sbucano le guizzanti testoline delle lucertole e gli uccellini si preparano a costruire il nido.

Il Fronte degli orti ha cominciato a cantare, sta arrivando una nuova primavera per la campagna italiana.
Teodoro Margarita – Presidente di Civiltà Contadina

http://www.aamterranuova.it/Blog/I-Semi-e-la-Terra/Il-Fronte-degli-orti