Terra Libera Tutti! Giornata di pulizia e cura nel terreno confiscato

guerrilla-5“Terra Libera Tutti”, sabato 30 luglio a Nola una giornata di impegno civile nel terreno confiscato alla camorra e recentemente assegnato ad una cooperativa di giovani del territorio.
È l’iniziativa, aperta a tutti i cittadini, lanciata dalla cooperativa sociale Seeds che, insieme agli attivisti del Forum Ambiente area nolana, chiama a raccolta le associazioni locali per provare a disegnare il futuro del bene confiscato e il suo concreto utilizzo.
Appuntamento fissato alle ore 10 in via Costantinopoli, in località Piazzolla di Nola, muniti di guanti, palette e idee da proporre per la prima giornata di conoscenza e cura del bene agricolo preso in custodia.
Un momento per presentare questa esperienza alla comunità locale e aprirla a nuove proposte e suggerimenti, con la presenza di giovani volontari provenienti da tutte le regioni italiane, impegnati con Libera nei campi di formazione sui beni confiscati alle mafie presso il maglificio “100Quindici Passi” di Quindici e il castello mediceo di Ottaviano.
“Nei prossimi mesi partiremo con tante attività sociali e culturali – sottolineano i promotori dell’iniziativa – abbiamo bisogno del sostegno di tutti per lanciare nuovi progetti e per la prima volta nell’area nolana restituire alla comunità un bene sottratto ai clan. La lotta alle mafie e alle ingiustizie non ha bisogno necessariamente di grandi imprese, quanto invece di piccole e semplici azioni”.
Con l’allestimento degli spazi comuni, attraverso il coinvolgimento diretto di studenti e adulti nella realizzazione di orti comunitari, si vuole dare forza al valore simbolico di questa esperienza ma, soprattutto, al tentativo di promuovere un piccolo circuito economico legato al territorio. Un’ aula didattica all’aperto dove sarà possibile attivare un “circolo virtuoso intergenerazionale” partecipando da protagonisti alla produzione di varietà tipiche che rischiano l’estinzione a causa della sempre maggiore omologazione delle produzioni agricole.
Per maggiori informazioni sull’evento: https://www.facebook.com/events/1787713058142089/
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Voglia di orti urbani? Ecco il vademecum che spiega come crearne uno.

Quello degli orti urbani è un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio e che risponde a molteplici funzioni: socializzazione, produzione di cibo il più possibile coltivato senza prodotti chimici, autoproduzione per consentire risparmio economico. Ecco un vademecum con preziosi consigli pratici su come creare un insieme di orti urbani.

pata_4Quasi sempre gli orti urbani sono appezzamenti di terreni pubblico (a volte però anche messo a disposizione da privati che non lo utilizzano) che vengono dati in affitto con modalità agevolate ad associazioni o gruppi di persone o famiglie di una città. Il percorso per arrivare alla loro realizzazione, dunque, non è scontato. Naturalmente laddove già esistono, spesso basta iscriversi in una graduatoria oppure entrare a far parte del gruppo assegnatario, ma dove si vuole creare ex novo una realtà occorre sviluppare contatti e relazioni con enti locali, sbrigare anche pratiche burocratiche, prendere l’iniziativa e sapere come muoversi.

Ecco quindi un prezioso vademecum che serve proprio a semplificare e stimolare il percorso tra cittadini, produttori e amministratori, per facilitare la creazione di una rete di orti urbani capace di corrispondere il nuovo stile di vita che è legato alla passione per l’orticoltura. SCARICALO CLICCANDO QUI:Orti

Da http://www.terranuova.it

CAMP di GRANO in Cilento: innovazione, ruralità e…Movimento Sem Terra

Non lontano dalle nostre “terre di mezzo”, anche quest’anno si terrà l’iniziativa #Camp di Grano, una settimana, quella dal 13 al 19 luglio, di alfabetizzazione rurale e innovazione sociale a Caselle in Pittari, paesino di quasi 2000 anime all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, a cui partecipano 25 ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia selezionati attraverso un contest on line. L’intento è di parlare – e soprattutto praticare – di agricoltura con un approccio partecipativo e ragionato, seguendo percorsi e obiettivi molto affini a quelli della nostra Cooperativa: un laboratorio teorico-pratico con dibattiti e riflessioni sui temi dell’agricoltura biologica e sinergica, della permacoltura, della biodiversità, dell’architettura rurale e della rural social innovation.

camp-di-granoLa settimana di innovazione rurale è propedeutica alla celebrazione del Palio del grano, che ormai da undici anni si svolge nella seconda metà di luglio sempre a Caselle in Pittari. Una vera e propria festa che celebra il forte legame che la comunità ha con la terra: una mole di sentimenti, tecniche e saperi che rischiavano di andare perduti per sempre. Un po’ come tutti i semi raccolti nella biblioteca del grano che anno dopo anno vengono distribuiti ai vari contadini che fanno parte del circuito Terra Madre in modo così da tenere vive specialità vegetali a rischio di estinzione

Una settimana di vita rurale sul campo in cui si impara dagli antichi contadini cilentani l’arte delle mietitura tradizionale e di tutti i processi di lavorazione del grano fino alla molitura in mulino a pietra ad acqua, nella vicina Oasi del WWF di Morigerati. Un momento laboratoriale, di osservazione e sperimentazione, di esperienza e di conoscenza, di scambio e di apprendimento.

L’edizione di quest’anno poi, sarà arricchita dalla presenza di una delegazione del Movimento Sem Terra, tra le realtà sociali più grandi dell’America Latina (conta un milione e mezzo di contadini brasiliani), da trenta anni lotta per una riforma agraria in Brasile, occupando migliaia di ettari di terra improduttiva e di sfruttamento lavorativo del latifondo, costruendo relazioni sociali giuste, realizzando la formazione culturale e tecnica degli agricoltori, le metodologie partecipative di educazione popolare, l’assistenza medica e il mutualismo, rafforzando la produzione e le strategie di commercializzazione solidale, stimolando la capacità politico-organizzativa degli enti di base.

ll Camp di Grano è un’iniziativa del Rural Hub, organizzata in collaborazione con la Proloco “Caselle in Pittari”insieme a Cumparete, CIA Campania e Libera Terra Mediterraneo,  “Terra di Resilienza” e Condotta Slow Food Camerota eGolfo di Policastro.

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Dalla semina al raccolto, è festa della patata!

La prima Festa della Patata è un esperimento che parte da lontano, dal progetto di diffusione degli orti didattici promosso dalla nostra Cooperativa negli ultimi 3 anni, attraverso cui – uomini e donne a vario titolo – hanno messo a disposizione le loro conoscenze ed esperienze per partecipare alla auto-produzione di ortaggi negli spazi verdi abbandonati delle scuole primarie del mandamento del Baianese e, nello specifico, dell’Istituto di Baiano. Il tutto, attraverso una stretta cooperazione con i bambini e le bambine delle scuole coinvolte, che hanno ricoperto con passione e fierezza il ruolo di piccoli ortolani. Ma cos’è la festa della patata?!?

festaPATATAdef-page-001È innanzitutto il risultato tangibile di un processo in cui sono state scelte casualmente alcune varietà di patate autoctone e coltivate all’interno di un lungo percorso didattico (progetto l’Amico orto”) che ha visto i piccoli ortolani “sporcarsi le mani” sia nell’orto che in aula, attraverso laboratori ludico-didattici.
È la dimostrazione che è possibile riportare a consumare prodotti realmente a km 0 soddisfacendo quelle che sono le nostre esigenze alimentari su piccola scala, seguendo l’intero ciclo di vita di una pianta: dalla semina alla raccolta.
È un momento in grado di far conoscere l’importanza della biodiversità e della valorizzazione di varietà eterogenee a differenza di quanto vorrebbero imporci le multinazionali del cibo coma la Monsanto e la Dupont.
È un contesto in cui riflettere che l’autonomia alimentare è possibile se noi per primi ci crediamo e ravvivando i nostri territori che sono a vocazione agricola agendo contro l’abbandono dei terreni, sia privati sia pubblici, ripopolandoli di allevamenti al brado e riseminando cereali, legumi, ortaggi con uno spirito di cooperazione e non di competizione.
È un’occasione di socialità in cui cuoche e genitori hanno la possibilità di far degustare varietà che si trovano difficilmente nella grande distribuzione, esaltandone le peculiarità.
È una giornata all’insegna del buon mangiare, del gioco, della convivialità e del confronto tra grandi e piccini.
È un momento di responsabilizzazione dei più piccoli, che parteciperanno a tutte le attività previste (dalla preparazione della sala, alla realizzazione dei piatti e alla presentazione dell’iniziativa) in maniera assolutamente autonoma e alla pari rispetto agli altri adulti coinvolti.
È un modo per ristabilire il ruolo di protagonisti e decisori autonomi che spetta di diritto ai piccoli “interpreti” del nostro progetto, sostenendo l’idea di scuola come cooperazione tra soggetti e non come imposizione gerarchica “grandi vs piccoli”.
Vi aspettiamo quindi sabato 30 maggio e sabato 6 giugno, dalle ore 9 alle 14 presso la scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Baiano (Av), con il seguente programma della giornata:

ore 9: presentazione delle patate raccolte dai piccoli ortolani

ore 10: preparazione di piatti a base di patata ad opera di cuochi grandi e piccini

ore 12: chiusura progetto “L’amico orto”

ore 13: degustazione culinaria

Meno è MEGLIO: verso rifiuti zero

SEEDS è partner del progetto menoèMeglio, promosso dal Comitato Regionale ANPAS Campania insieme ad una serie di partner in rappresentanza del pubblico e del privato non profit.

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Il progetto, finanziato nell’ambito del Bando Ambiente 2012 della Fondazione con il Sud, ha la finalità di perseguire i seguenti obbiettivi:

1. Avviare processi virtuosi di riduzione della produzione di rifiuti, sensibilizzando le nuove generazioni di cittadini verso comportamenti che puntino alla valorizzazione del “rifiuto” e al rispetto delle ricchezze ambientali del territorio interessato;
2. Ridurre i quantitativi di rifiuti indifferenziati nei Comuni partecipanti al progetto, grazie alla diffusione di buone pratiche di differenziazione e di sistemi di premialità;
3. Valorizzare le risorse naturali, con particolare attenzione alle risorse idriche, patrimonio naturale del territorio interessato, facilitando nel contempo buone pratiche di riduzione degli imballaggi.

UN MONDO MIGLIORE AD IMPATTO ZERO!

segui le nostre iniziative e quelle del progetto sulla pagina facebook: MENOéMEGLIO

EXPO 2015: Lettera aperta a Vandana Shiva

La lettera che Civiltà Contadina scrive a Vandana Shiva dopo l’incontro sulla sovranità alimentare tenuto alla RI-MAFLOW e dopo il corteo “No Expo” di Milano – che ha visto anche la partecipazione della nostra cooperativa al grido di “il cibo non è una merce, la terra non è un supermercato!” – per capire le motivazioni della sua partecipazione come testimonial della manifestazione Milano Expo 2015.

Domenica 12 ottobre 2014, alla presenza di  centinaia di persone provenienti da tutta Italia e non solo – era presente anche il rappresentante di La Via Campesina news_25009_imagedal Sudafrica, espressione del mondo contadino più consapevole e radicale – alla Ri-Maflow, fabbrica occupata ed autogestita dai lavoratori, c’era il meglio di quanto si muove in Italia sul tema della nuova ruralità: dalla Rete degli Ecovillaggi alle fattorie occupate, dai contadini per scelta, ai giovani che hanno deciso di ritornare alla campagna, non mancavano nemmeno i Gas, i collettivi e i centri sociali. Questa partecipata e qualificata assemblea faceva seguito ad una grande manifestazione, circa tremila persone, tenutasi a Milano il giorno prima dal nome “Expo fa male”.

In qualità di dirigente di Civiltà contadina – sono stato anche il presidente dell’associazione nazionale di seedsaver, salvatori di semi – nel mio intervento ho chiesto pubblicamente chiarezza tra le molte ambiguità e dubbie partecipazioni che ruotano intorno all’Expo, e soprattutto il perché un personaggio importante della caratura di Vandana Shiva abbia deciso di far da testimonial  a questo evento.
Senza ricordare i recenti arresti – a dimostrazioni dell’intreccio criminale tra ‘ndrangheta, mafia del cemento – il motto di Milano Expo “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” prende forma con 1800 ettari di buona terra  seppelliti da una coltre di asfalto e cemento, tra costruzioni, strade ed autostrade, tangenziali inutili, con centinaia di contadini espropriati. Una buona terra, terra della pianura padana, di prima classe, sepolta per sempre da queste opere per Expo.
Proprio intorno a questi espropri e contro la costruzione di queste tangenziali sono nate, in ogni paese intorno all’area, associazioni, comitati e collettivi che lottano per resistere a questa devastazione immane. Una prima vittoria è già stata ottenuta, suffragata dall’azione della magistratura: la ditta Maltauro che sta effettuando i lavori per la contestatissima via d’acqua e i suoi dirigenti sono stati indagati per malversazioni varie, con il sospetto di infiltrazioni criminali.
Il Comitato “No canal” ha visto dimostrate dalla magistratura le sue denunce sul seppellimento di rifiuti tossici a latere di quei lavori. Sulla stampa si possono trovare articoli e servizi in abbondanza. Fosse solamente per questo, ci saremmo aspettati di trovare Vandana Shiva dalla nostra parte.
Ce la immaginavamo, come Josè Bovè, come altri grandi dirigenti di movimenti contadini nel mondo a difendere queste terre minacciate, distrutte da Expo… invece, è lì, su YouTube a far da testimonial e parlare di necessità di “nutrire il pianeta”.
Quale pianeta?
Ne esiste solo uno, e quei poteri che stanno dando vita ad Expo stanno lo vogliono morto, plastificato, cementificato, vogliono i suoi contadini schiavi ed asserviti. Il loro grande lavoro di greenwashing utilizza parole quali “Nutrire il pianeta”… Chi? La Nestlè?
Ma abbiamo dimenticato che perfino l’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, ha condannato questa multinazionale per aver spinto il consumo di latte in polvere nel terzo mondo dove non c’è acqua pulita affinché le madri possano allungare il latte in polvere senza avvelenare i propri bambini?
Nestlè intanto all’Expo si rifà la faccia con il suo padiglione svizzero: torri enormi, piattaforme ricolme di beni di consumo tipicamente elvetici come l’acqua minerale, rondelle di mela, dosi di caffè… man mano che i consumatori ne prendono – sono gratis – le torri si abbassano e questo dovrebbe, nella comunicazione orwelliana della Nestlè “servire a far capire che le risorse del pianeta sono limitate”… ma davvero? Ma chi sta proponendo acqua minerale della quale non c’è assolutamente bisogno?  Ci siamo dimenticati tutte le campagne per l’acqua pubblica, l’acqua del rubinetto? Cosa c’è di etico, di ecologico in tutto questo?  Per non parlare della DuPont, produttore di ogm, nel padiglione Usa.
Quella domenica di ottobre, alla RiMaflow, ci sono stati tantissimi interventi, analisi approfondite e lucidi molto dettagliati su questa “Expo universale” – in rete si trova tutto, tutta la verità che è stata volutamente celata e occultata.

Expo sarà la pietra tombale sulla biodiversità europea, la porta spalancata al transgenico: noi riteniamo quindi che l’uso di personaggi come Vandana Shiva serva ad indorare la pillola e siano il tocco più raffinato a questo maquillage intorno a quella losca operazione a nome Expo.

Altri, li abbiamo sentiti di persona, come il regista Ermanno Olmi , e pubblicamente hanno espresso il loro desiderio di volersi ritirare da questo ruolo di “Ambassador” di Expo.
Lei, Vandana Shiva, ha un ufficio a Firenze, Navdanya ha una sezione italiana, possibile che i suoi responsabili per l’Italia non le abbiano detto nulla?
Questa lettera aperta, signora Vandana Shiva esige una risposta.
Noi ci aspettiamo che giunga presto alle sue orecchie: infinite analisi, libri e documentazioni sono a sua disposizione per capire, valutare, decidere.
Sappia che noi – variegato mondo di seedsaver, contadini per scelta, collettivi e Gas – siamo un mondo in marcia per una vita libera il più possibile dal profitto, siamo irriducibili ed appassionati, innamorati della Terra; abbiamo letto, studiato e assimilato che “small is beautiful”, crediamo nella convivialità, nelle comunità, nei rapporti di vicinato, nelle medicine dolci.

A noi che abbiamo una visione olistica del mondo interessa molto una sua risposta.
E confidiamo in questa, qualunque essa sia, per radicarci ulteriormente nei territori, nei luoghi nei quali viviamo e coltiviamo, nelle campagne e città d’Italia, luoghi contro i quali Expo 2015 si appresta a sparare con milioni e milioni di euro spesi in comunicazione, una campagna di offuscamento, di seppellimento che non ha eguali.
Noi abbiamo intuito, ben prima che questo evento si manifestasse, le implicazioni planetarie e letali sulle sorti dell’agricoltura mondiale. Dopo Expo nulla sarà come prima.
E ci permetta di dirlo, è solamente grazie al nostro lavoro di controinformazione, al nostro faticoso e tenace lavoro di squadra che, alla fine, qualche buon seme (non Ogm) si salverà.
Ci aspettiamo una risposta e che Lei voglia incontrarci.
Ci siamo formati sui suoi libri, come su quelli di altri grandi nomi come Commoner, Bookchin, Illich… non ci deluda.

Saluti di terra e di semi

A proposito di orti e terreni demaniali: la spiaggia negata e il giardino di Romeo

La privatizzazione di parte del litorale napoletano presenta uno degli episodi più eclatanti nel giardino realizzato dall’imprenditore Alfredo Romeo sull’arenile demaniale prospiciente la sua villa di Posillipo. Una vicenda intricata di cui è utile ripercorrere le tappe per chiedersi come mai trent’anni di denunce dei cittadini, procedimenti giudiziari ed atti amministrativi siano rimasti finora senza esito.

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La storia inizia nel 1982, quando Alfredo Romeo e sua moglie, Maria Vittoria Parisio Perrotti, acquistano dai fratelli Ciaramella uno stabile sito ai civici 21 e 22 di via Posillipo. Benchè fatiscente, l’immobile gode di ottima posizione, con vista panoramica sul golfo ed accesso diretto al mare; abbarbicato al costone tufaceo tra l’Ospizio marino “Padre Ludovico da Casoria” e palazzo Donn’Anna, si sviluppa in altezza per più piani dalla strada al sottostante arenile demaniale. Proprio sull’area antistante l’edificio si appuntano gli interessi di Romeo, a cui i fratelli Perrotti hanno trasferito con la vendita anche i diritti su una concessione che risale al 1900: quell’anno il Regio Demanio rilasciò a Ludovico Carelli, proprietario del manufatto, il permesso di occupare una striscia di litorale per realizzarvi una banchina a protezione dal mare, che all’epoca  lambiva il piede dell’edificio. La concessione riguardava poco più di cinquanta metri quadri e venne rinnovata nel 1931 dal figlio di Ludovico, Antonio, quindi girata nel 1953 ai fratelli Ciaramella quando rilevarono lo stabile. Ma a Romeo non basta vantare diritti su quell’esile striscia di suolo (diritti peraltro decaduti, non avendo egli presentato richiesta di subingresso nella concessione) e nel 1983, ancor prima di iniziare la ristrutturazione del palazzo, avanza al Consorzio Autonomo del Porto un’istanza di concessione per l’arenile antistante il suo rudere: ne riceve invece un’ordinanza che gli impone di recintarne parte a garanzia della pubblica incolumità.

L’imprenditore va avanti e presenta al Comune un progetto di ristrutturazione, firmato dall’architetto Loris Rossi, che prevede anche un giardino padronale sull’area agognata; ma la concessione che arriva nel 1989 esclude la realizzabilità del viridario, prescrivendo invece sia garantito l’accesso ed il pubblico godimento della spiaggia. L’anno dopo Romeo vi installa un cantiere e inizia i lavori ma nel 1993 avanza una nuova richiesta di concessione a nome del circolo sportivo “Mavilù”, presieduto da Amalia Giudici e costituito proprio l’anno prima con sede in via Posillipo 21. Il sodalizio dall’ironico acronimo (composto con le iniziali dei nomi della moglie e della figlia di Romeo, Ludovica) chiede cinquecentosessanta metri quadri in concessione stagionale, più altri centotrenta dove installare pedane in legno, spogliatoi, docce e rimessaggio barche. Il Consorzio Autonomo del Porto istruisce la pratica ma nel frattempo il cantiere di Romeo subisce un accertamento di polizia giudiziaria, che riscontra una serie di abusi: un patio pavimentato al piede del palazzo, con due livelli collegati da rampe ed una scala. Romeo non ci sta, contesta i confini tra la sua proprietà e l’area demaniale, citando il catasto del 1810; fa anche istanza per ridefinirli, segnalando la difformità tra gli atti dell’Ufficio tecnico erariale e le schede di riaccatastamento allegate al titolo di proprietà. Parte la prima ordinanza di sgombero, a cui Romeo oppone un ricorso al TAR, che gli da ragione. Inizia così uno stillicidio di accertamenti di opere abusive e provvedimenti di rimozione mai eseguiti, dato che Romeo li impugna tutti al TAR e vince sempre.

Tuttavia, quando nel 1997 l’Autorità Portuale gli ingiunge di sborsare dieci milioni di lire per occupazione abusiva di suolo demaniale (l’area del patio, che ritiene essere sua proprietà) negli anni 1995 e 1996, l’imprenditore paga, con riserva di rivalersi dopo l’accertamento dei confini reali. Intanto le opere non autorizzate strabordano l’area di cantiere: spunta una doccia, compaiono alberi ed aiuole, che gli inservienti di Romeo definiscono in gran parte ‘spontanei’, così come saranno attribuiti ‘al vento ed alle onde’ la ripetuta caduta dei sigilli giudiziari.

Nel 2001 l’area del “giardino”, che ormai misura oltre settecento metri quadri, viene sequestrata e si apre il primo dei procedimenti giudiziari sulla vicenda. Da qui al 2009 si susseguono nuovi provvedimenti di sequestro, contestazioni per violazione dei sigilli e realizzazione di altri abusi, nonché dissequestri per ripristinare lo stato dei luoghi, che rimangono però senza esito. Nel 2003 una nuova sentenza del TAR giudica improcedibili i quattro ricorsi vinti da Romeo tra il 1993 ed il 2001, riconoscendo che la sua tesi sull’imprecisione dei confini demaniali è plausibile ma che l’Autorità Portuale non è obbligata ad effettuarne la riperimetrazione. Romeo, a fronte di una nuova ordinanza di sgombero dell’Autorità Portuale, avanza nell’agosto 2004 una richiesta di concessione in sanatoria per una parte del giardino (pochi giorni prima aveva presentato la pratica per sanare le opere di pavimentazione e muratura realizzate nell’area del patio), che ormai trabocca di piante esogene e giunge a ridosso della scogliera, sfiorando i novecento metri quadri.

L’Autorità Portuale nel 2006 rigetta la richiesta, visti i pareri negativi di Capitaneria di Porto e Servizio Risorsa Mare del Comune. Romeo, che insieme alla moglie ed al giardiniere Eugenio Anzoino è stato nel frattempo condannato in primo grado a tre anni e tre mesi per violazione aggravata dei sigilli (prescritto il reato di occupazione abusiva), contesta le motivazioni del rigetto: nessuna opera abusiva, lui ha solo manutenuto la vegetazione esistente e con l’attività del circolo Mavilù intende aprire l’area ad una fruizione qualificata (soci e visite guidate), poiché l’accesso, che avviene da un vialetto privato, ne preclude irreparabilmente l’uso generalizzato che il Comune auspica. Inoltre il resto della spiaggia è già in concessione al Lido Sirena o all’Ospizio marino, discriminare la sua richiesta è illegittimo. Prosegue quindi il circolo vizioso, con “Mavilù”che reitera le domande di concessione in sanatoria e l’Autorità Portuale che le rigetta, intimando il ripristino dello stato dei luoghi.

Nel 2008 si ha un nuovo sequestro per violazione dei sigilli (nel giardino sono spuntati un’orto, una sauna e poi una recinzione, presto rimossa) ed a Romeo viene comminato un divieto di dimora a Napoli, poi sospeso. La corte d’Appello riforma parzialmente la sentenza del 2006, confermando i reati di occupazione abusiva (prescritta) e violazione dei sigilli ma concedendo le attenuanti generiche: due anni ed ottocento euro di multa a Romeo e moglie, un anno e sei mesi più seicento euro di multa al giardiniere. Tre anni dopo la Cassazione considera valide alcune obiezioni del ricorso di Romeo e, pur riconfermando i reati imputati (nel frattempo andati in prescrizione), annulla la sentenza di secondo grado. Nel 2010 va in fumo anche un altro procedimento contro Romeo e la moglie, quello per tentato abuso d’ufficio, basato su alcune intercettazioni telefoniche del 2007 tra l’imprenditore e l’ex presidente della prima sezione del tribunale di Napoli, Bruno Schisano (anch’egli indagato e poi assolto): Romeo chiedeva ripetutamente a Schisano di interessarsi del suo procedimento per violazione dei sigilli, ricevendone promesse e rassicurazioni. Secondo i magistrati il reato non sussiste, Schisano non fece pressione sui giudici incaricati del processo contro Romeo e comunque le intercettazioni realizzate per l’inchiesta sul Global Service non sono utilizzabili per il reato di abuso d’ufficio.

Nel gennaio 2013 l’Autorità Portuale rigetta l’ultima richiesta di concessione avanzata il mese prima dal circolo “Mavilù”, che si offriva in cambio di fornire servizi e pulizia per la spiaggetta libera adiacente, rinunciando ad un ricorso del 2009 pendente al TAR Campania: per l’Autorità Portuale l’unica autorizzazione a cui Romeo può aspirare è quella per manutenere la vegetazione dell’area, da adibire comunque “a pubblico uso da parte della collettività”.

Siamo arrivati ai giorni nostri, il giardino di Romeo è ancora lì e nessun procedimento giudiziario a suo carico per questa vicenda ha finora avuto esito positivo, malgrado i reati accertati. Parte dell’area è ancora sotto sequestro penale, essendo in corso il procedimento giudiziario avviato nel 2006. L’accesso è libero anche se pochi ne approfittano, forse per il potere interdittivo di quel nome, forse per qualche allusivo “ostacolo” posto sui varchi di accesso (cavalletti collocati di sbieco, cartelli con la scritta ‘vernice fresca’, etc.). Qualche torma di ragazzini impudenti, si dice, è stata fatta oggetto di forme dissuasive più dirette; mentre quando nel giugno di due anni fa il comitato “Unaspiaggia per tutti” promosse la pacifica invasione del giardino, dalla villa ci si limitò a chiudere l’acqua della doccia con cui i manifestanti si stavano rinfrescando. Per il 7 giugno, il comitato ha organizzato una nuova manifestazione sulla ‘spiaggia di Romeo’, con tanto di bagno al mare e festa serale, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione sul diritto al mare in città. Forse per sbloccare questa vicenda di carte bollate e burocrazia servono proprio un po’ di cittadini che, senza aspettare le istituzioni, si riapproprino non episodicamente di quel bene pubblico negato. (massimo di dato)

Tratto da: http://napolimonitor.it/2014/06/03/25746/posillipo-spiaggia-negata-giardino-romeo.html

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