17 Aprile 2016: FERMARE LE TRIVELLE!

Come forse già saprete, il prossimo 17 aprile si terrà un referendum popolare. Si tratta di un referendum abrogativo, cioè di uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione Italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. Di fronte all’imbarazzante silenzio dei media, suffragato dal governo e dal maggiore partito politico italiano, il PD, è come sempre schierato a difesa dei grandi interessi finanziari (siano essi multinazionali del petrolio e dell’acqua o colossi dell’edilizia) e contro cittadini e ambiente. Lampante è ad esempio il caso dell’ennesimo tentativo di aggirare i risultati del referendum sull’acqua del 2011 con il recente decreto attuativo della “Legge Madia” attraverso cui si tenta di far passare l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali attraverso società per azioni Anche per questo motivo noi di SEEDS andremo a votare e faremo di tutto perché il Sì raggiunga il quorum.

stoptrivelle-logoDove si voterà?

Si voterà in tutta Italia e non solo nelle Regioni che hanno promosso il referendum. Al referendum potranno votare anche gli italiani residenti all’estero.

Quando si voterà?

Sarà possibile votare per il referendum soltanto nella giornata di domenica 17 aprile. Per la prima volta nella storia Repubblicana, infatti, il Governo ha convocato un referendum nella prima domenica disponibile per mettere i bastoni tra le ruote, riducendone sensibilmente il tempo a disposizione, a una campagna referendaria che evidentemente lo spaventa. Inoltre, nonostante in occasione del referendum di 5 anni fa gli stessi esponenti dell’attuale governo si fossero detti favorevoli, il Governo ha deciso di non accorpare elezioni amministrative e voto referendario sprecando oltre 360 milioni – l’equivalente degli introiti annuali dalle royalties dalle trivellazioni attualmente presenti nel Paese – nella speranza di impedire il raggiungimento del quorum.

Cosa si chiede esattamente?

Con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare definitivamente le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane. Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa. Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere, occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni.

Qual è il testo del quesito?

Il testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?»

Abbiamo pochissimo tempo: attiviamoci per rompere il muro della disinformazione!

PER APPROFONDIRE

Per info sul referendum: http://www.fermaletrivelle.it/referendum/
L’appello: http://www.fermaletrivelle.it/adesioni/appello/
Le adesioni: http://www.fermaletrivelle.it/adesioni/

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MADE IN…SEEDS – Ritornano gli orti didattici

3Da qualche settimana gli orti didattici targati SEEDS hanno ricominciato a rivivere e a ripopolarsi di piccoli ortolani e, insieme a loro, sono finalmente riprese le attività che accompagneranno gli alunni delle scuole primarie coinvolte fino alla fine dell’anno scolastico in corso: un esperimento che parte da lontano, dal progetto di diffusione degli orti didattici promosso dalla Cooperativa SEEDS nel 2011, attraverso cui – uomini e donne a vario titolo – hanno messo a disposizione le loro conoscenze ed esperienze per partecipare alla auto-produzione di ortaggi negli spazi verdi (spesso abbandonati) adiacenti a edifici scolastici.

Il tutto, mediante una stretta cooperazione con i bambini e le bambine delle scuole coinvolte, che hanno ricoperto con passione e fierezza il ruolo di piccoli ortolani, partecipando a tutte le attività previste  in maniera assolutamente autonoma e alla pari rispetto agli altri adulti coinvolti, ristabilendo così il ruolo di protagonisti e decisori autonomi che spetta di diritto ai piccoli “interpreti”.

La nuova edizione del laboratorio di orti didattici sarà infine un percorso formativo rafforzato rispetto a quello dei due anni precedenti, prevedendo un approfondimento sull’educazione alimentare, il coinvolgimento di più partner e una responsabilizzazione sempre maggiore degli alunni coinvolti. Continuando a sostenere l’idea di scuola come cooperazione tra soggetti e non come imposizione gerarchica “grandi vs piccoli”.

Orti sociali su terreni della camorra: Da Bene confiscato a BENE COMUNE

A quasi vent’anni dalla legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, anche Nola avrà finalmente il suo “presidio della legalità”, il primo in assoluto nell’intera area.

downloadLa cooperativa sociale SEEDS, in partenariato con il Forum Ambiente area nolana, è risultata infatti vincitrice del bando pubblico emesso dal Consorzio Sole per la concessione di beni confiscati alla camorra da destinare alla realizzazione di progetti aventi finalità sociali. Si tratta nello specifico di un terreno di circa 4mila metri quadrati confiscato al clan Alfieri situato a Piazzolla di Nola, frazione dell’omonimo Comune del napoletano. Ieri, presso la sede città metropolitana di Napoli, è avvenuta la cerimonia di consegna delle chiavi dei beni confiscati, alla presenza del sindaco metropolitano Luigi De Magistris, del direttore del Consorzio Sole Lucia Rea e delle altre quattro organizzazioni del terzo settore assegnatarie di beni nei Comuni di Arzano, Marano, Torre del Greco e Villaricca.

Ripartire dalla terra per ricostruire una civiltà che metta al centro del suo operare il rispetto per l’ambiente, la tutela dei diritti, l’integrazione socio-culturale dei soggetti svantaggiati e la partecipazione degli alunni degli istituti scolastici: sono queste le priorità per restituire ai cittadini un bene sottratto agli interessi criminali, per avviare le attività degli orti didattici e comunitari” – sottolinea Gianluca Napolitano, socio della cooperativa, nel corso del suo intervento. “Importante sarà Il ruolo delle istituzioni e dell’associazionismo locale nel difendere e sostenere attivamente questo nuovo percorso, considerato anche che dal 2008 il bene è di proprietà del Comune”, continua Napolitano, “ma forse, più importante, sarà il ruolo di ogni cittadino nell’abbattere un muro fatto di omertà, timori e compiacenza”.

Attraverso l’allestimento di spazi sociali e il coinvolgimento diretto di studenti e adulti nella realizzazione e gestione di un orto biologico non solo si darà evidenza tangibile al valore sociale del progetto ma, soprattutto, si promuoverà la cultura dell’economia legata al territorio, così come già sperimentato negli anni passati in diverse iniziative targate SEEDS a fianco delle scuole del Baianese e dell’Irpinia. Una vera e propria aula didattica all’aperto dove, in modo concreto, grandi e piccoli attiveranno un “circolo virtuoso intergenerazionale” partecipando da protagonisti alla produzione di varietà tipiche del territorio che rischiano l’estinzione a causa dell’omologazione delle produzioni agricole sempre più monopolizzate dalle multinazionali del seme.

Il vice-presidente di SEEDS, Giuseppe Ivan Candela, sottolinea che la creazione di orti didattici sul terreno confiscato, non rappresenti solo un’iniziativa simbolica: “In questa fase storica in cui la criminalità organizzata prova a ristabilire la sua egemonia sui nostri territori, gli orti sociali rappresentano un’opportunità vera di riscatto e di auto-reddito per l’intera area, dando così vita a un nuovo modello di economia alternativa a quella criminale che parta dalla messa in rete di produttori, delle istituzioni scolastiche e della società civile”.  In questo quadro, fondamentale sarà l’interazione con la comunità locale, evitando così qualsiasi meccanismo auto-consolatorio che possa deresponsabilizzare: “per questo – sottolinea Candela – parte delle attività si svolgeranno in altre aree del centro urbano, convinti che saranno i cittadini di Piazzolla a venire da noi, interagire e confrontarsi. Solo così il cambiamento potrà diventare reale”.

RESTIAMO UMANI: Sulle stragi di migranti nei nostri mari

Nella notte tra sabato e domenica si è consumata l’ennesima strage impunita: centinaia di persone sono affogate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le coste europee. Persone che fuggivano da guerre e povertà, nella speranza di potersi costruire una vita migliore. Non si può rimanere indifferenti. In quel mare sono affogati fratelli e sorelle: quei morti sono i nostri morti e vogliamo affermarlo pubblicamente. Né si può rimanere indifferenti davanti a una società che scivola verso la barbarie. Non si può rimanere in silenzio, mentre alcuni gioiscono per una simile tragedia e lo affermano senza alcuna vergogna.

Boat Migrants Risk Everything for a New Life in Europe:  African asylum seekers rescued off boats and taken aboard an Italy navy ship, June 8, 2014.

Il problema non sono le migrazioni. La storia del mondo è fatta di queste. Tutti i popoli e in tutte le epoche le hanno conosciute, arricchendosi e ampliando il proprio bagaglio culturale e sociale. Il problema sono le guerre, lo sfruttamento, la disoccupazione, le mafie, la corruzione. Chi oggi propone di fermare le migrazioni senza porre rimedio a questi problemi, o peggio, alimentandoli, è il vero nemico di questa società.

E che non si parli di tragedia, quando un intero sistema, scientificamente, progetta e determina le aggressioni e le razzie dell’imperialismo, la fuga – o meglio la cacciata – di milioni di donne e uomini, la discriminazione razziale, la marginalizzazione nei territori, nelle città, lo sfruttamento spudorato del sudore e del tempo di chi è sottoposto a tutto questo. E ancora: le frontiere, Mare Nostrum e poi Frontex, i Cie, le impronte digitali e il reato di clandestinità, i barconi che affondano nell’ipocrita cordoglio dei responsabili di quelle morti.

Non si può rimanere fermi, mentre i politici responsabili di aver costruito un sistema di gestione delle frontiere che uccide i più deboli e fa arricchire gli scafisti senza scrupoli, si rimpallano le responsabilità. Il silenzio diventa complicità di questo massacro. L’ipocrisia è il crimine più grande di questi politici che (non) ci rappresentano.

È necessario aprire un corridoio umanitario e dei canali di accesso legale all’area Schengen per i profughi in fuga dalle guerre e per quelli in fuga dalla povertà.

È indispensabile sospendere il regolamento Dublino e consentire alle persone tratte in salvo di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente con un fondo europeo ad hoc l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi.

È arrivato il momento di voltare pagina rispetto alle politiche che producono clandestinità ed emarginazione, di smetterla di trattare i migranti come un problema di ordine pubblico all’interno del paradigma di una presunta emergenza che si ripete ciclicamente.

È arrivato il momento di affrontare le migrazioni come un fenomeno politico, economico e sociale che come tale ha bisogno di politiche di inclusione vere e programmate.

E’ arrivato il momento di pretendere, come operatori, attivisti, esseri umani, che l’accoglienza non sia fondata su uno squallido principio di medicalizzazione e cinica speculazione sugli ospiti dei centri e di
denunciare che le politiche di accoglienza non siano mai tese a creare le reali condizioni di inclusione sociale e lavorative di uomini e donne che scappano da guerre e persecuzioni.

E’ arrivato il momento di decidere se teniamo di più all’esistenza delle frontiere o alla vita delle persone. Ma soprattutto, ancora una volta, è il momento di RESTARE UMANI.

Martedì 21 aprile, giornata di mobilitazione nazionale a Roma per fermare la strage di innocenti. Noi ci saremo.

SEEDS – Cooperativa Sociale

ACQUA BENE COMUNE: rischio GORI per il Baianese

La notizia del possibile ingresso della GORI SpA nella gestione del servizio idrico integrato dei 6 comuni del mandamento del Baianese desta profonda preoccupazione e rabbia tra i soci della Cooperativa SEEDS.

L’11 marzo, infatti, è approdato in Consiglio regionale il dibattito sulla “Riorganizzazione del servizio idrico integrato in Regione Campania e nuova disciplina del settore”, già approvato dalla competente commissione consiliare, e che prevede il trasferimento di alcuni Comuni irpini – in tutto 16 – della Valle dell’Irno e del Vallo Lauro-Baianese dall’ex Ato1 Calore Irpino all’ex Ato 3, ovvero quello che abbraccia i comuni dell’Agro Nocerino Sarnese e del vesuviano, il cui gestore unico risulta attualmente la GORI SpA.

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Per chi non lo sapesse, la GORI SpA è una partecipata dall’ACEA , che è la più grande multiservizi attiva nella gestione dell’acqua, energia e ambiente , che a sua volta è collegata con la SUEZ, una multinazionale francese , leader nel business delle acque (Del consiglio di amministrazione dell’Acea fa parte , tra gli altri, anche De Benedetti e Francesco Caltagirone).

Il disegno di legge di riordino del servizio idrico integrato su iniziativa dell’assessore regionale all’ ambiente Giovanni Romano (cd. DL Romano), ingrossa le fila dei Comuni ricadenti nell’ex Ambito Territoriale Ottimale 3, che da 76 Comuni diventano 100.  La GORI dei privati che ha debiti con la regione Campania per milioni di euro, ringrazia gli “amici” in regione Caldoro e Romano e si prepara ad una nuova colonizzazione di territori a discapito di chi li vive.

Proprio il mandamento, conosciuto in tutta Italia per la sua acqua pubblica e autogestita, rischia seriamente di finire nelle mani della più vorace tra le società private che negli ultimi anni hanno approfittato della liberalizzazione del “mercato” dell’acqua, derivante dalla direttiva Bolkestein e dal recente decreto “Sblocca Italia” del governo Renzi, per fare profitti per pochi a discapito dei tanti cittadini.

I Sindaci e le comunità del Baianese, hanno quindi il dovere di impegnarsi con tutti i mezzi per fermare questo ennesimo tentativo di esproprio della democrazia, questo ulteriore attacco ai beni comuni e a un territorio che meno di 4 anni fa aveva a gran voce dimostrato la propria contrarietà ad ogni tipo di privatizzazione dell’acqua, attraverso un referendum che aveva portato quasi 12mila persone nel mandamento a dire sì all’acqua pubblica. Una delle percentuali più alte del sud Italia.

Ancora di più in un contesto come quello mandamentale, dove da decenni la gestione del servizio idrico per 3 dei 6 comuni (Baiano, Avella, Sperone) è diretta, autonoma ed esclusiva, grazie alla lungimiranza dei vecchi amministratori e alla presenza di sorgenti idriche nei territori comunali.

Questo disegno di legge va semplicemente fermato!

E’ per questo fondamentale la presenza al presidio indetto dalla cooperativa SEEDS per domenica 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua in piazza F. Napolitano a Baiano, di tutte le persone che hanno a cuore le sorti del nostro territorio e dei politici locali che a fasi alterne e a parole, si sono detti sensibili alla tutela del territorio e interessati al bene delle comunità che rappresentano. E’ arrivato il momento di dimostrarlo coi fatti!

per SEEDS,

Giuseppe I. Candela

Blocca lo “Sblocca Italia”, difendi la tua terra.

Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell’omonimo Parco Nazionale”.

nosbloccaitaliaSi arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l’economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.

Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.

Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all’economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.

Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l’esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.

L’articolo 33 del decreto, infatti, impone sull’area di Bagnoli un commissario governativo che derogherà leggi ambientali e piani urbanistici, in spregio alla Costituzione. E’ il meccanismo fallimentare usato per l’emergenza rifiuti, che ha bruciato in 13 anni oltre un miliardo di euro e disseminato la Campania di discariche illegali.

Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.

Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.

Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.

Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.

COSA PUOI FARE DA INDIVIDUO, COMITATO O ASSOCIAZIONE?

– PARTECIPARE AL PRESIDIO A BAGNOLI (NA) previsto per venerdì 7 novembre 2014 in concomitanza dell’arrivo di Renzi per celebrare un provvedimento ultraliberista e autoritario che devasta i territori e la democrazia.

– INVIARE UN’EMAIL “BLOCCA LO “SBLOCCA-ITALIA” A PARTIRE DA MARTEDI’ 7 OTTOBRE ai parlamentari.

Vai a questa pagina per tutte le informazioni.

Verso Rifiuti Zero – Parte il progetto MèM

Venerdì 19 settembre 2014 presso il Circolo della Stampa di Avellino, si terrà una conferenza stampa per illustrare le attività del progetto MENOèMEGLIO, di cui la Cooperativa SEEDS è partner operativo.

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Il progetto è finanziato da Fondazione con i Sud nell’ambito del Bando Ambiente 2012 Verso Rifiuti Zero a una rete di organizzazioni del Terzo Settore coordinate dal Comitato Regionale ANPAS Campania, e formata, tra gli altri dall’Associazione di volontariato Don Tonino Bello Onlus, dall’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero, dall’Associazione di Promozione Sociale SannioIrpinia Lab e, appunto, dalla Cooperativa sociale SEEDS.

Con l’obiettivo generale di incentivare la riduzione dei rifiuti indifferenziati sul territorio dei partner coinvolti e di tutta la provincia di Avellino, nella realizzazione del progetto si valorizzeranno pratiche e prodotti derivanti dai processi virtuosi di riuso e riciclo – passaggio fondamentale della Strategia Rifiuti  Zero – per mezzo di azioni pilota che avranno sede nelle comunità partecipanti, a partire dal prossimo mese di ottobre. Nello specifico delle attività di SEEDS, attraverso il coinvolgimento di associazioni, scuole e cittadinanza, saranno avviate azioni di sensibilizzazione e formazione all’utilizzo di questo approccio innovativo e sostenibile che si pone come obiettivo la ri-progettazione della vita ciclica delle risorse riducendo la produzione dei rifiuti fino a valori prossimi allo zero. Nello specifico, la strategia Rifiuti Zero si pone degli obiettivi molto chiari che potremmo riassumere nelle seguenti tre grandi categorie d’azione:

  1. eliminare incenerimento dei rifiuti e strutturare un sistema di raccolta che aumenti la quantità di materiale differenziabile ed ottimizzi la qualità del materiale da riciclare, diminuendo contestualmente la quantità di rifiuti prodotti;
  1. incentivare il riuso del materiale riciclato, la riparazione di oggetti e operare scelte di vita che diminuiscano la percentuale di scarti (es. uso di prodotti alla spina);
  1. sostenere la progettazione e la produzione di prodotti totalmente riciclabili, riutilizzabili e riparabili.

In questo senso, il progetto MèM si contrappone alle pratiche di smaltimento tradizionali che prevedono incenerimenti o discariche che devastano i nostri già martoriati territori e acquista invece le modalità di un riutilizzo totale delle risorse così come avviene normalmente in Natura.